Casa Mic(r)oLiving: PSA Studio affronta l'umidità tropicale nel design abitativo
Il progetto Casa Mic(r)oLiving di PSA Studio ridefinisce il design abitativo tropicale attorno a un fattore spesso offuscato dalla radiazione solare e dalle alte temperature: l'umidità elevata. Mentre il calore è tipicamente la preoccupazione principale nei climi tropicali, l'umidità eccessiva nell'aria plasma la vita quotidiana in modi che la temperatura da sola non fa. Le persone generalmente tollerano le alte temperature, ma l'aria umida circostante produce disagio, una sensazione di calore soffocante e una pelle che appare umida e appiccicosa. Oltre al comfort degli occupanti, l'umidità influisce direttamente sulla durabilità di un edificio. Gli ambienti umidi accelerano il deterioramento dei materiali e favoriscono la crescita di muffe, il che nel tempo riduce la qualità complessiva e la vita utile di una costruzione. Il progetto, presentato su ArchDaily, sostiene che affrontare l'umidità sia importante quanto rispondere all'intensa radiazione solare. L'approccio progettuale di PSA Studio tratta il controllo dell'umidità come una considerazione centrale anziché secondaria nell'architettura residenziale tropicale.
Fatti principali
- Casa Mic(r)oLiving è un progetto abitativo di PSA Studio.
- Il progetto è stato pubblicato su ArchDaily all'URL archdaily.cl/es/1184990.
- Il design abitativo tropicale è solitamente associato alla risposta all'intensa radiazione solare e alle alte temperature.
- L'umidità elevata è descritta come un aspetto ugualmente importante dei climi tropicali.
- L'umidità in eccesso può influire significativamente sulla vita quotidiana.
- Le persone tendono a tollerare le alte temperature ma si sentono a disagio quando l'aria circostante è umida.
- L'umidità produce una sensazione di calore soffocante e lascia la pelle umida e appiccicosa.
- Gli ambienti umidi accelerano il deterioramento dei materiali e favoriscono la muffa, riducendo la qualità e la durata della costruzione.
Entità
Istituzioni
- PSA Studio
- ArchDaily