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L'evoluzione astratta di Judith Murray alla Sundaram Tagore Gallery

exhibition · 2026-04-22

La mostra di Judith Murray del 2012 alla Sundaram Tagore Gallery di New York, dal 10 maggio al 16 giugno, ha segnato un cambiamento significativo nella sua pratica pittorica astratta. La mostra presentava opere degli anni '70 insieme a recenti tele di grandi dimensioni, evidenziando il suo uso disciplinato di soli quattro colori: rosso, bianco, beige e nero. I primi dipinti mostravano forme nette e aggressive su sfondi scuri, con una sottile striscia lungo il bordo della tela che diventava un elemento permanente. Nelle opere più recenti, vivaci motivi di pennellate corte spazzano le superfici, ricordando Cézanne, mentre piccole forme astratte nei suoi colori caratteristici appaiono sparse, evocando le sue composizioni precedenti senza assomigliare a oggetti comuni. Queste forme, quasi un centinaio in tutta la mostra, aggiungono un livello ambiguo, giocoso o sinistro a motivi altrimenti stabili. Murray, descritta come una pittrice americana ingiustamente trascurata, ha mantenuto una progressione costante nella sua carriera, con le sue opere recenti note per la loro bellezza e l'esecuzione autorevole. La galleria si trova al 547 West 27th Street a New York.

Fatti principali

  • La mostra di Judith Murray si è svolta dal 10 maggio al 16 giugno 2012
  • La mostra è stata tenuta alla Sundaram Tagore Gallery di New York
  • Murray usa solo quattro colori: rosso, bianco, beige e nero
  • Una sottile striscia sul bordo della tela è stata una caratteristica costante dagli anni '70
  • Le opere recenti includono grandi dipinti con vivaci motivi di pennellate
  • Piccole forme astratte nei suoi colori base appaiono sparse nelle opere più recenti
  • La mostra includeva il dipinto 'First Day' del 2011, che misura 72 x 77 pollici
  • Murray è descritta come una pittrice americana ingiustamente trascurata

Entità

Artisti

Istituzioni

  • Sundaram Tagore Gallery
  • artcritical

Luoghi

  • New York City
  • United States
  • New York

Fonti