Divine Machinery: quando il sacro incontra circuiti, monitor e corpi artificiali
Francesco Maria Guerriero, in un articolo per Artribune, esplora il concetto di "Divine Machinery", un'immagine visiva presente sui social media che combina simboli religiosi, circuiti elettronici e anatomie artificiali. L'autore mette in evidenza come limitare questo fenomeno a un semplice incontro tra sacro e cyberpunk trascuri la questione fondamentale: perché rappresentiamo la tecnologia come un oggetto di venerazione o paura? La Divine Machinery si distingue per l'uso di superfici graffiate e materiali riciclati, rendendo i dispositivi digitali evidenti. Tra i riferimenti principali ci sono Contemporary Golgotha (1999) di Stane Jagodič e TV Buddha (1974) di Nam June Paik. Guerriero confronta anche le opere di Anna Uddenberg con il cinema di David Cronenberg, sottolineando che una macchina non è una divinità.
Fatti principali
- Il saggio di Francesco Maria Guerriero è apparso su Artribune nell'ottobre 2026
- La Divine Machinery indica un immaginario in cui simboli religiosi, circuiti, monitor CRT e anatomie artificiali si sovrappongono
- Contemporary Golgotha di Stane Jagodič è datata 1999
- TV Buddha di Nam June Paik è del 1974 e usa una telecamera a circuito chiuso
- TV Garden di Paik è stato sviluppato a partire dagli anni Settanta
- Continental Breakfast di Anna Uddenberg è del 2023
- Videodrome di David Cronenberg è del 1983
- L'autore cita Mark Fisher e l'hauntology e Hito Steyerl sulla circolazione delle immagini a bassa risoluzione
Entità
Artisti
- Francesco Maria Guerriero
- Stane Jagodič
- Nam June Paik
- Anna Uddenberg
- David Cronenberg
- Mark Fisher
- Hito Steyerl
- Agnes Questionmark
Istituzioni
- Artribune