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La nuova serie di Deana Lawson trasforma i fermi immagine delle telecamere di sicurezza in arte

opinion-review · 2026-10-12

La fotografa Deana Lawson ha realizzato una nuova serie costruita a partire da fermi immagine di telecamere di sicurezza che ritraggono presunti taccheggiatori, secondo una recensione pubblicata su The New Yorker. La critica, intitolata "Deana Lawson's Subjects of Surveillance", sostiene che in questo corpus di lavori la fotografa sembra più interessata alla superficie che alla vita interiore dei suoi soggetti. La recensione è apparsa nel numero del 19 ottobre 2026 della rivista. Il materiale di partenza non offre ulteriori dettagli sul numero di immagini, sui loro titoli, dimensioni, medium o sugli specifici contesti commerciali da cui sono stati tratti i filmati di sorveglianza, né identifica alcuna galleria o museo espositore, data di apertura o città. Non vengono citate dichiarazioni di Lawson né di alcuna istituzione. Ciò che è chiaro è il cambiamento concettuale che la recensione individua: una fotografa da tempo associata a ritratti intimi e messi in scena ora lavora a partire da filmati generati da sistemi di sorveglianza e raffiguranti persone sospettate di furto. L'affermazione critica è che le immagini risultanti privilegiano la superficie rispetto all'anima, un giudizio che pone la serie in tensione con la lettura della precedente pratica di Lawson come psicologicamente e spiritualmente investita nei suoi soggetti. Poiché la recensione non fornisce alcuna sede espositiva, date o dettagli di pubblicazione oltre al numero della rivista, la presentazione pubblica dell'opera rimane non specificata nel materiale disponibile.

Fatti principali

  • Deana Lawson ha una nuova serie che presenta fermi immagine di telecamere di sicurezza di presunti taccheggiatori.
  • La serie è oggetto di una recensione su The New Yorker intitolata "Deana Lawson's Subjects of Surveillance".
  • La recensione è apparsa nel numero del 19 ottobre 2026 della rivista.
  • Il critico sostiene che in questa serie Lawson sembra più interessata alla superficie che all'anima.
  • La fonte non nomina alcuna galleria, museo o sede espositiva per l'opera.
  • Nella fonte non sono indicate data di apertura, città o luogo di esposizione.
  • Nella fonte non sono citate dichiarazioni di Lawson o di istituzioni.
  • La fonte non specifica il numero di opere, i loro titoli o il loro medium.

Entità

Artisti

Istituzioni

  • The New Yorker

Fonti