Il mondo dell'arte in crisi: un'analisi critica delle sue fondamenta economiche
Un saggio critico pubblicato su Esfera Pública evidenzia una crisi nel settore artistico derivante dal declino delle condizioni economiche del dopoguerra. Questa situazione segna la conclusione di un rapporto peculiare tra artisti, mercato e Stato. I tentativi di evocare nostalgia, come gli studi collettivi e i social media dei musei, sono inefficaci poiché dipendono da principi economici criticati. Il saggio delinea la crescita del mercato dell'arte dal 1950 al 1970, guidata da una classe professionale in espansione e da metodi di distribuzione innovativi. Il mercato ha subito cambiamenti significativi a causa della globalizzazione, inclusi il collezionismo giapponese negli anni '80 e l'ingresso della Cina nel commercio dopo il 2001. Con il finanziamento neoliberista incentrato su sovvenzioni a breve termine, la forza lavoro è diventata sempre più instabile. Il mondo dell'arte ora affronta la necessità di adattarsi a un nuovo panorama economico mentre il soft power culturale diminuisce.
Fatti principali
- La crisi del mondo dell'arte è attribuita ai prezzi immobiliari gonfiati, alla 'stupidità' dei social media, alle ingiustizie economiche e sociali e al modello fieristico abusivo.
- Tra il 1950 e il 1970, il mercato dell'arte si è espanso grazie a una classe professionale in crescita e a nuovi modelli di distribuzione come edizioni, multipli, fiere e aste.
- Il collezionismo aziendale giapponese negli anni '80 è stato il primo mercato non occidentale a infrangere i record d'asta.
- La privatizzazione post-sovietica, l'adesione della Cina all'OMC nel 2001 e i fondi del Golfo hanno portato nuove geografie nel mercato dell'arte.
- I porti franchi di Ginevra, Singapore e Lussemburgo consentono alle opere d'arte di rimanere in extraterritorialità fiscale.
- Intorno al 2000, i collezionisti individuali hanno iniziato ad aprire musei privati fuori da New York, Parigi e Londra.
- Il finanziamento pubblico è passato dal sostegno istituzionale a lungo termine a sovvenzioni a breve termine basate su progetti, creando una forza lavoro culturale precaria.
- Il saggio sostiene che l'omogeneità politica del mondo dell'arte lo rende vulnerabile ai tagli di bilancio da parte di governi sia di sinistra che di destra.
- La nuova era economica, caratterizzata da riarmo europeo, protezionismo e austerità, sta diminuendo il soft power culturale.
- Il saggio conclude che il sistema dell'arte non sta scomparendo, ma le condizioni economiche che lo facevano sembrare naturale stanno finendo.
Entità
Artisti
- Antonioni
- Claire Bishop
- Pierre Bourdieu
- Paul J. DiMaggio
- Walter W. Powell
- René Girard
- Nathalie Heinich
- Takato Hiraki
- Akitoshi Ito
- Darius A. Spieth
- Naoya Takezawa
- George Kubler
- Isabell Lorey
- Gabriel Tarde
- Chin-tao Wu
Istituzioni
- Esfera Pública
- Verso
- Stanford University Press
- American Sociological Review
- Orbis Books
- Princeton University Press
- Journal of Financial and Quantitative Analysis
- Yale University Press
- Turia + Kant
- Henry Holt
- Félix Alcan
Luoghi
- Berlin
- Geneva
- Singapore
- Luxembourg
- New York
- Paris
- London
- Japan
- China
- Gulf
- Europe
- North America