Réparer le visible esamina la collezione di 1.700 film della Cinémathèque Afrique
Un nuovo libro, Réparer le visible, pubblicato questa settimana dall'Institut français e da Marest éditions, esplora la storia e il futuro della Cinémathèque Afrique, una collezione di oltre 1.700 film girati in Africa da registi del continente, della diaspora e francesi. Creata nel 1961 dal Ministero francese della Cooperazione all'indomani delle indipendenze africane, l'archivio è ora sotto l'Institut français, che si occupa della sua conservazione, restauro e circolazione. La pubblicazione solleva interrogativi su cosa riveli questo fondo patrimoniale riguardo alle relazioni della Francia con i paesi africani ex colonizzati, su come decolonizzare gli immaginari, su chi possiede i film e se le richieste di restituzione potrebbero essere formulate come per le opere d'arte. Si chiede inoltre come migliorare la circolazione dei film in Africa. L'opera collettiva è diretta dalla ricercatrice franco-beninese, programmatrice cinematografica e curatrice di mostre Farah Clémentine Dramani-Issifou. Tra i contributori figurano Catherine Ruelle, voce di spicco di RFI nota per il programma "Cinéma d'aujourd'hui, cinéma sans frontières" e coautrice di un rapporto di esperti del 2023 sulla Cinémathèque Afrique, e Maxime Grember, autore del podcast di RFI Cinéastes d'Afrique, che attinge a film emblematici della collezione. Il lancio del libro coincide con i dibattiti in corso sui beni culturali di epoca coloniale e sull'accesso.
Fatti principali
- La Cinémathèque Afrique conserva oltre 1.700 film realizzati in Africa da registi africani, della diaspora e francesi.
- È stata istituita nel 1961 dal Ministero francese della Cooperazione dopo le indipendenze africane.
- L'Institut français ora sovrintende alla conservazione, al restauro e alla circolazione della collezione.
- Réparer le visible è una co-pubblicazione dell'Institut français e di Marest éditions, uscita nella settimana del 19 settembre 2026.
- Il libro è diretto da Farah Clémentine Dramani-Issifou, ricercatrice, programmatrice cinematografica e curatrice franco-beninese.
- Catherine Ruelle, figura di RFI e coautrice di un rapporto del 2023 sulla Cinémathèque Afrique, è tra i contributori.
- Anche Maxime Grember, creatore del podcast di RFI Cinéastes d'Afrique, contribuisce.
- La pubblicazione mette in discussione la proprietà, la restituzione, la decolonizzazione degli immaginari e una migliore circolazione dei film in Africa.
Entità
Artisti
- Farah Clémentine Dramani-Issifou
- Catherine Ruelle
- Maxime Grember
Istituzioni
- Cinémathèque Afrique
- Institut français
- Marest éditions
- Ministère français de la Coopération
- RFI
- Cinéastes d'Afrique
Luoghi
- Africa
- France