La visione di Francesco Jodice come sabotaggio civile
La pratica fotografica di Francesco Jodice è inquadrata come una forma di sabotaggio visivo e attenzione civile. In un'epoca di distrazione e confini sfumati tra realtà e simulacro, Jodice adotta uno 'sguardo supervisionale' che opera su macrostrutture e interconnessioni sistemiche. Il suo lavoro rifiuta l'introspezione autobiografica, funzionando invece come un esperimento percettivo che espone i limiti strutturali dell'osservazione biologica e culturale. L'immagine non rispecchia più il mondo ma diventa un principio produttivo, rivelando come la produzione mitopoietica e la narrazione sociale si siano frammentate al di là delle élite tradizionali. L'approccio di Jodice è descritto come un intervento clinico, quasi chirurgico, nella cultura visiva contemporanea.
Fatti principali
- Francesco Jodice è il soggetto dell'articolo.
- L'articolo è scritto da Mauro Zanchi e Luigi Grazioli.
- Pubblicato su doppiozero.com il 22 luglio 2026.
- Lo sguardo di Jodice è descritto come un 'bisturi visivo'.
- La sua pratica è definita 'sguardo supervisionale'.
- Il lavoro è caratterizzato come un 'severo esercizio di sabotaggio e attenzione civile'.
- Le immagini di Jodice sono descritte come 'esperimenti percettivi'.
- L'articolo sostiene che le immagini non riflettono più fedelmente il mondo.
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- doppiozero