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Fase Tre: Cosa resta — l'arte come edicola votiva

opinion-review · 2026-04-27

Christian Caliandro riflette su ciò che resta dell'arte dopo la pandemia, citando Elena Ferrante, Mary Shelley e Antonin Artaud. L'opera d'arte viene paragonata a un'edicola votiva: pubblica, accessibile, popolare, capace di instaurare un rapporto intimo con l'individuo. Vengono meno gli incanti (mercato), i render (rigenerazione urbana), il turismo culturale, le relazioni pubbliche, la mostra come dispositivo e lo spazio istituzionale. Rimane il nucleo sacro dell'opera, come i ruderi e le chiese di Pasolini. Caliandro riprende il concetto di 'frantumaglia' di Ferrante per descrivere un paesaggio interiore instabile fatto di detriti. Il testo fa parte della serie 'Fase Tre' pubblicata su Artribune nel dicembre 2020.

Fatti principali

  • Christian Caliandro è l'autore dell'articolo.
  • L'articolo fa parte della serie 'Fase Tre' su Artribune.
  • Cita Elena Ferrante, Mary Shelley, Antonin Artaud e Pasolini.
  • L'opera d'arte è paragonata a un'edicola votiva.
  • Vengono meno: incanti, render, PAX, relazioni pubbliche, mostre, spazi istituzionali.
  • Rimane il nucleo sacro dell'opera, come ruderi e chiese pasoliniani.
  • Il concetto di 'frantumaglia' descrive un paesaggio interiore di detriti.
  • Pubblicato nel dicembre 2020.

Entità

Artisti

Istituzioni

  • Artribune
  • Edizioni e/o
  • Mondadori
  • Einaudi
  • Accademia di Belle Arti di Firenze
  • Symbola Fondazione per le Qualità italiane

Luoghi

  • Firenze
  • Italia

Fonti