Il "Libro dei Genocidi" di Dana Mashoian Walrath affronta dieci atrocità attraverso la graphic non-fiction
Nella sua opera di graphic non-fiction "Il Libro dei Genocidi" (2026), Dana Mashoian Walrath si apre con una scena straziante della nonna nascosta in un'urna mentre i soldati turchi ottomani fanno a pezzi brutalmente il suo bisnonno. La narrazione approfondisce dieci genocidi, comprendendo le atrocità subite dai Primi Popoli delle Americhe, dagli Afroamericani, dagli Aborigeni australiani, dagli Armeni, dagli Ebrei, dai Palestinesi, dai Cambogiani, dai Tutsi, dai Bosniaci e dai Rohingya. Ogni capitolo è caratterizzato da una distinta pagina rossa, illustrazioni storiche e schizzi a matita accompagnati da blackout poetry. Walrath privilegia l'empatia rispetto al perseguimento dei colpevoli e critica il termine dibattuto "genocidio". In particolare, nel 2024, i redattori del New York Times hanno sconsigliato l'uso di "genocidio" nei discorsi su Gaza. Riflette inoltre su Raphael Lemkin, che introdusse il termine nel 1944, sottolineando il suo intricato lascito e il dibattito in corso sul suo significato.
Fatti principali
- "Il Libro dei Genocidi" (2026) è un'opera di graphic non-fiction di Dana Mashoian Walrath.
- Il libro si apre con la nonna di Walrath nascosta in un'urna mentre i soldati turchi ottomani fanno a pezzi pubblicamente il suo bisnonno, disegnato in uno stile digitale graffiante.
- Copre dieci genocidi: Primi Popoli delle Americhe, Afroamericani, Aborigeni australiani e Popoli dello Stretto di Torres, Armeni, Ebrei nell'Olocausto, Palestinesi, Cambogiani, Tutsi, Bosniaci e Rohingya.
- Ogni capitolo inizia con una pagina rossa a motivi, poi una storia illustrata, seguita da disegni a matita a figura intera di vittime umane e animali accompagnati da blackout poems.
- Walrath scrive nell'introduzione: "Conosco la rabbia, la paura e la violenza che fanno perdere terreno alle persone e le portano a rispondere alla violenza con la violenza, ma i nostri sogni possono essere diversi."
- Il libro si concentra sul contestato termine legale "genocidio", che secondo l'autrice è controllato e strumentalizzato da stati-nazione, gruppi per i diritti umani e media.
- Nel 2024, i redattori del New York Times hanno istruito lo staff a evitare di usare "genocidio", "pulizia etnica" e "territorio occupato" quando si occupano di Gaza.
- Raphael Lemkin, un sopravvissuto ebreo all'Olocausto che perse 49 familiari, coniò "genocidio" nel 1944 ma rifiutò di sostenere la petizione delle Nazioni Unite del 1951 "We Charge Genocide", che definiva la violenza contro gli afroamericani come genocidio.
Entità
Artisti
- Dana Mashoian Walrath
- Raphael Lemkin
Istituzioni
- Harvard University Press
- New York Times
- United Nations
- Hyperallergic
Luoghi
- Gaza
- Ottoman Empire