L'arte cyberfemminista sfida le strutture di genere dell'IA
Un articolo di Monopol sostiene la necessità del cyberfemminismo in un'epoca in cui assistenti vocali come Siri e Alexa riproducono norme patriarcali attraverso il loro design sottomesso e femminilizzato. L'arte cyberfemminista offre strategie per riconquistare gli spazi digitali. Al K21 di Düsseldorf, la mostra 'Starmirror' di Holly Herndon e Mat Dryhurst presenta l'IA non come uno strumento obbediente ma come un sito conteso di identità, autorialità e controllo collettivo. Il loro lavoro tratta l'IA come un attore sociale piuttosto che un assistente neutrale. Il libro 'Cyberfeminism Index' della designer e ricercatrice Mindy Seu, pubblicato nel 2025, documenta la storia del movimento dai primi giorni di Internet. L'opera 'Prompt Baby' (2024) dell'artista Sarah Friend inverte la logica del deepfake: i collezionisti hanno inviato prompt per ritratti generati dall'IA dell'artista, ma solo lei ha deciso se eseguirli, affermando consenso e controllo. Friend ha rifiutato un prompt per ragioni politiche, enfatizzando il dialogo sullo sfruttamento. L'articolo cita la proliferazione di siti di 'porno violento' non consensuale e il caso di Collien Fernandes come prova della fragilità del consenso online. Suggerisce di cambiare la voce dell'assistente AI in una maschile come protesta simbolica, ma sottolinea che è necessario molto di più.
Fatti principali
- Gli assistenti vocali AI Siri e Alexa sono progettati con voci femminili a causa di aspettative culturali, rafforzando stereotipi di genere.
- Il cyberfemminismo mira a rendere Internet più giusto e accessibile per donne, LGBTQIA+ e altre minoranze.
- La mostra 'Starmirror' di Holly Herndon e Mat Dryhurst al K21 di Düsseldorf tratta l'IA come un attore sociale e uno spazio conteso.
- Mindy Seu ha pubblicato 'Cyberfeminism Index' nel 2025, documentando la storia del movimento.
- L'opera 'Prompt Baby' (2024) di Sarah Friend permette ai collezionisti di inviare prompt per ritratti AI, ma l'artista mantiene l'approvazione finale.
- Friend ha rifiutato un prompt per ragioni politiche, non per contenuti sessuali, per mantenere il controllo sulla propria identità digitale.
- L'articolo cita contenuti deepfake non consensuali e il caso di Collien Fernandes come minacce al consenso digitale.
- Cambiare la voce dell'assistente AI in maschile è suggerito come protesta simbolica, ma da solo è insufficiente.
Entità
Artisti
- Holly Herndon
- Mat Dryhurst
- Mindy Seu
- Sarah Friend
- Collien Fernandes
Istituzioni
- K21
- Monopol
Luoghi
- Düsseldorf
- Berlin