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Recensione critica della mostra 'Modernismo nigeriano: arte e indipendenza' alla Tate Modern

opinion-review · 2026-04-02

Un saggio critico dell'artista britannico-nigeriano Ayọ̀ Akínwándé esamina la mostra 'Modernismo nigeriano: Arte e indipendenza' alla Tate Modern, in programma dall'8 ottobre 2025 al 10 maggio 2026. Il saggio sostiene che l'impostazione curatoriale della mostra è fondamentalmente difettosa, presentando una narrazione statica e incompleta dell'arte moderna in Nigeria. Le critiche principali includono il periodo cronologico scelto (1945-1995), considerato un'omissione di sviluppi storici precedenti come la Conferenza di Berlino del 1884-85 e il saccheggio delle opere d'arte del Benin nel 1897. La recensione evidenzia incoerenze curatoriali, tra cui metodi di allestimento etnografici, ricerche incomplete e l'esclusione di artisti e lignaggi chiave, come la famiglia di intagliatori Fakeye e molte figure delle scuole d'arte formali nigeriane. La mostra è organizzata in nove gallerie, che coprono artisti e movimenti come Ben Enwonwu, Ladi Kwali, la Zaria Art Society, Lagos (Eko), la Scuola di Osogbo, la Scuola di Nsukka e Uzo Egonu. Tuttavia, il saggio nota che l'allestimento spesso manca di coerenza, con problemi come illuminazione inadeguata, installazioni affollate e l'incapacità di contestualizzare adeguatamente le opere all'interno di narrazioni storiche e culturali più ampie. La mostra è sostenuta da istituzioni nigeriane, tra cui Access Holdings, ma la critica si chiede perché non sia stata originariamente concepita in Nigeria. In conclusione, il saggio afferma che la mostra non riesce a catturare la ricchezza e la continuità del modernismo nigeriano, rafforzando invece prospettive eurocentriche.

Fatti principali

  • La mostra 'Modernismo nigeriano: Arte e indipendenza' è visibile alla Tate Modern dall'8 ottobre 2025 al 10 maggio 2026.
  • Il saggio critico è stato scritto dall'artista britannico-nigeriano Ayọ̀ Akínwándé, che lavora con diversi media e ha curato progetti come la Biennale di Lagos.
  • I curatori della mostra sono Osei Bonsu e Bilal Akkouche.
  • La mostra copre un arco cronologico dal 1945 al 1995, ma la critica sostiene che dovrebbe includere eventi precedenti come la Conferenza di Berlino del 1884-85.
  • Gli artisti principali presentati includono Ben Enwonwu, Ladi Kwali, membri della Zaria Art Society e Uzo Egonu, tra gli altri.
  • Le critiche includono metodi di allestimento etnografici, ricerche incomplete e omissioni di artisti di istituzioni come lo Yaba College of Technology e l'Università Ahmadu Bello.
  • La mostra è sostenuta finanziariamente da entità nigeriane, tra cui Access Holdings guidata da Aigboje Aig-Imoukhuede.
  • Il saggio suggerisce che la mostra non rappresenta adeguatamente la profondità e la continuità dell'arte moderna nigeriana, isolandola invece in un quadro regionale.

Entità

Artisti

  • Ayọ̀ Akínwándé
  • Ben Enwonwu
  • Ladi Kwali
  • Olowe of Ise
  • Jonathan Adagogo Green
  • Uche Okeke
  • Bruce Onobrakpeya
  • Yusuf Grillo
  • Demas Nwoko
  • El Anatsui
  • Uzo Egonu
  • Nike Davies-Okundaye
  • Twins Seven Seven
  • Susanne Wenger
  • Fela Kuti
  • Olu Oguibe
  • Gani Odutokun
  • Sam Ovraiti

Istituzioni

  • Tate Modern
  • Access Holdings
  • Zaria Art Society
  • Nsukka School
  • Osogbo School
  • Yaba College of Technology
  • Ahmadu Bello University
  • Obafemi Awolowo University
  • University of Benin
  • Auchi Polytechnic
  • Centre for Black and African Arts and Civilisation (CBAAC)
  • National Gallery of Modern Art

Luoghi

  • London
  • Nigeria
  • Lagos
  • Zaria
  • Nsukka
  • Osogbo
  • Benin City

Fonti