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Caterina Mainardis mette in discussione la cornice apollinea/dionisiaca e difende l'arte relazionale

opinion-review · 2026-08-18

In un saggio pubblicato ad agosto 2026 su Artribune, la critica Caterina Mainardis si confronta con i critici d'arte che affermano che le loro cornici teoriche sono imparziali. Sostiene che la divisione apollinea/dionisiaca non può essere confutata e mette in guardia dal rivelare agende nascoste, che rimangono non dimostrabili. Mainardis critica l'affidamento sull''efficacia formale e concettuale' come misura soggettiva e suggerisce un nuovo criterio: la capacità di produrre un cambiamento reale negli individui, in particolare nelle pratiche di arteterapia e comunitarie che spesso vengono trascurate dalla critica mainstream. Propone tre domande per valutare le intuizioni critiche e cita gli insegnamenti di Roberto Ago sull'arte relazionale, con immagini dalla mostra '1+1. L'arte relazionale' alla Fondazione MAXXI. Mainardis invita la critica a incorporare una varietà di punti di vista e argomenti.

Fatti principali

  • Caterina Mainardis ha scritto il saggio su Artribune nell'agosto 2026
  • Il saggio critica la dicotomia apollinea/dionisiaca come non falsificabile
  • Mainardis sostiene che l'efficacia formale e concettuale è un giudizio situato, non un fatto oggettivo
  • Introduce un terzo criterio: l'arte come dispositivo relazionale misurato dal cambiamento reale nei partecipanti
  • L'arteterapia e la pratica comunitaria sono citate come forme d'arte storicamente marginalizzate
  • Il saggio fa riferimento alla lezione di Roberto Ago sull'arte relazionale
  • Sono incluse fotografie dalla mostra '1+1. L'arte relazionale' alla Fondazione MAXXI
  • Mainardis propone tre domande per valutare le affermazioni critiche

Entità

Artisti

Istituzioni

  • Artribune
  • Fondazione MAXXI
  • MUSA

Fonti