Caterina Mainardis mette in discussione la cornice apollinea/dionisiaca e difende l'arte relazionale
In un saggio pubblicato ad agosto 2026 su Artribune, la critica Caterina Mainardis si confronta con i critici d'arte che affermano che le loro cornici teoriche sono imparziali. Sostiene che la divisione apollinea/dionisiaca non può essere confutata e mette in guardia dal rivelare agende nascoste, che rimangono non dimostrabili. Mainardis critica l'affidamento sull''efficacia formale e concettuale' come misura soggettiva e suggerisce un nuovo criterio: la capacità di produrre un cambiamento reale negli individui, in particolare nelle pratiche di arteterapia e comunitarie che spesso vengono trascurate dalla critica mainstream. Propone tre domande per valutare le intuizioni critiche e cita gli insegnamenti di Roberto Ago sull'arte relazionale, con immagini dalla mostra '1+1. L'arte relazionale' alla Fondazione MAXXI. Mainardis invita la critica a incorporare una varietà di punti di vista e argomenti.
Fatti principali
- Caterina Mainardis ha scritto il saggio su Artribune nell'agosto 2026
- Il saggio critica la dicotomia apollinea/dionisiaca come non falsificabile
- Mainardis sostiene che l'efficacia formale e concettuale è un giudizio situato, non un fatto oggettivo
- Introduce un terzo criterio: l'arte come dispositivo relazionale misurato dal cambiamento reale nei partecipanti
- L'arteterapia e la pratica comunitaria sono citate come forme d'arte storicamente marginalizzate
- Il saggio fa riferimento alla lezione di Roberto Ago sull'arte relazionale
- Sono incluse fotografie dalla mostra '1+1. L'arte relazionale' alla Fondazione MAXXI
- Mainardis propone tre domande per valutare le affermazioni critiche
Entità
Artisti
- Caterina Mainardis
- Roberto Ago
- Musacchio & Pasqualini
Istituzioni
- Artribune
- Fondazione MAXXI
- MUSA