La soglia del visibile: come il limite genera l'immagine nell'arte contemporanea
Il saggio "La soglia del visibile" analizza come ogni immagine nasca da una separazione e come la soglia, concepita come struttura percettiva, regoli il passaggio tra ciò che è visibile e invisibile. Viene esaminato il pensiero di Vilém Flusser sulla fotografia tecnica, evidenziando come l'inquadratura delimiti un campo, mentre il fuori campo influisca sull'immagine, dimostrando che ogni scelta comporta un'esclusione. L'arte di Lucio Fontana, con i suoi tagli, trasforma la tela in un elemento dello spazio reale, mentre Lee Bontecou crea cavità per dare sostanza al vuoto. Mona Hatoum, attraverso l'installazione Light Sentence, espande questa idea all'ambiente, dove una rete metallica altera la percezione dello spazio. Il saggio conclude che non esiste visione senza soglia e che lo sguardo è un continuo ricominciare.
Key facts
- Il saggio esplora il concetto di soglia come struttura percettiva che organizza il passaggio tra visibile e invisibile.
- Vilém Flusser è citato per la sua analisi della fotografia tecnica, dove l'inquadratura ritaglia un campo e il fuori campo esercita pressione sull'immagine.
- Lucio Fontana è menzionato per i suoi tagli sulla tela che modificano la relazione tra superficie e profondità.
- Lee Bontecou è citata per l'uso di cavità e aperture che attribuiscono consistenza percettiva al vuoto.
- Mona Hatoum è menzionata per l'installazione Light Sentence, in cui una rete metallica produce uno spazio in cui pareti, ombre e corpo si trasformano reciprocamente.
- Il saggio delinea una trasformazione del limite dall'inquadratura alla materia, dalla materia al vuoto, dal vuoto allo spazio abitato.
- La soglia possiede una dimensione temporale: la figura emerge gradualmente e il visibile si costituisce attraverso una successione di differenze.
- L'articolo si conclude affermando che non c'è visione senza soglia e che lo sguardo non conclude, ma ricomincia.
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