Toreri come artisti dell'effimero: la corrida come forma d'arte
I toreri si considerano artisti transitori, mirando alla faena perfetta. Un articolo di Artpress del 14 maggio 2014 sottolinea la loro immagine di sé, evidenziando l'imprevedibilità del toro e l'essenza fugace dell'ispirazione (duende). Toreri come Luis Miguel Dominguín ammirano la libertà di cui godono altri artisti. La creazione artistica è lineare; una volta effettuati i primi passi, non si può tornare indietro. Figure come Antonio Ordóñez credono che la loro faena ideale rimanga sfuggente. Il coinvolgimento del pubblico varia, con El Cordobés che lo paragona a un triangolo amoroso tra torero, toro e spettatori. La morte del toro segna la conclusione della performance, come osserva Ordóñez: "Nulla prodotto nell'arena può essere catturato." Momenti di bellezza suscitano gioia profonda, con i toreri che accettano il rischio come vitale per la loro arte.
Fatti principali
- 1. I toreri si vedono come artisti dell'effimero, creano a orari fissi e improvvisano.
- 2. Luis Miguel Dominguín invidiava la libertà di pittori e compositori.
- 3. Pepe Luis Vázquez affermò che il duende (ispirazione) arriva solo a suo tempo.
- 4. Jaime Ostos e Luis Francisco Esplá invidiavano i pittori per la loro capacità di revisione.
- 5. Antonio Ordóñez disse che il suo capolavoro è sempre in sospeso.
- 6. El Cordobés vede la corrida come un triangolo amoroso tra torero, toro e pubblico.
- 7. Antonio Bienvenida sottolineava il temple perché ogni passaggio sembra la fine della faena.
- 8. Pepe Luis Vázquez descrisse una faena del 1951 a Valladolid come una trasfigurazione.
Entità
Artisti
- Luis Miguel Dominguín
- Pepe Luis Vázquez
- Curro Romero
- Jaime Ostos
- Luis Francisco Esplá
- Antonio Ordóñez
- El Cordobés
- Santiago Martín El Viti
- Antonio Bienvenida
- Miguel Abellán
- Rafael El Gallo
Istituzioni
- Artpress
Luoghi
- Valladolid
- Spain
Fonti
- artpress —