Fondamenti teologici della modernità esplorati in Heidegger e Agamben
Due recenti pubblicazioni sostengono che la modernità sia profondamente debitrice della teologia cristiana, sfidando l'idea di una rottura secolare. 'Phénoménologie de la vie religieuse' (Gallimard) di Martin Heidegger raccoglie le sue lezioni del 1920-1921 su San Paolo e Agostino, rivelando come il suo concetto di tempo derivi dall'apocalittica cristiana e la sua analisi della quotidianità dalle Confessioni di Agostino. 'Opus Dei: archéologie de l'office' (Seuil) di Giorgio Agamben estende il suo progetto Homo Sacer, sostenendo che il moderno paradigma dell'efficienza – evidente nella tecnologia, nell'etica e nel totalitarismo – origini dalla teologia sacramentale cattolica, dove l'efficacia dei riti opera ex opere operato, indipendentemente dalla disposizione del ministro. Agamben cita la difesa kantiana di Eichmann come prova di questo primato della legge sull'essere. Tuttavia, il critico Fabrice Hadjadj sostiene che la genealogia di Agamben sia forzata, omettendo il nominalismo, e che la sua visione dei sacramenti sia troncata, ignorando che la santificazione richiede ricettività e grazia, che resistono all'efficienza tecnocratica.
Fatti principali
- 'Phénoménologie de la vie religieuse' di Heidegger pubblicato da Gallimard
- 'Opus Dei' di Agamben pubblicato da Seuil
- Lezioni di Heidegger del 1920-1921 su San Paolo e Agostino
- Il concetto di tempo di Heidegger deriva dall'apocalittica cristiana
- Agamben sostiene che il moderno paradigma dell'efficienza origini dai sacramenti cattolici
- Agamben cita la difesa kantiana di Eichmann come esempio
- Il critico Fabrice Hadjadj recensisce entrambi i libri
- Hadjadj critica la genealogia di Agamben come forzata e troncata
Entità
Artisti
- Martin Heidegger
- Giorgio Agamben
- Fabrice Hadjadj
- Michel Journiac
- Mallarmé
- Saint Paul
- Saint Augustine
- Saint Ambrose
- Kant
- Eichmann
- Ludwig Feuerbach
Istituzioni
- Gallimard
- Seuil
- artpress
Fonti
- artpress —