Il Pianeta Mancante: L'Arte Post-Sovietica al Centro Pecci
Curata da Marco Scotini, 'Il Pianeta Mancante' al Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato presenta oltre 80 opere di artisti provenienti da Russia, Paesi baltici, Caucaso e Asia centrale. La mostra, attinta in gran parte dalla collezione del museo, funge da retrospettiva dei cambiamenti fondamentali dell'Unione Sovietica e del loro impatto sulla percezione artistica. È inquadrata come il capitolo finale di un'ideale trilogia post-sovietica al Centro Pecci, dopo le mostre del 1990 e del 2007 dedicate all'arte ufficiosa sovietica. La tempistica coincide con il 30° anniversario della caduta del Muro di Berlino e della successiva dissoluzione dell'URSS, adottando un 'approccio archeologico' alla storia. La narrazione è suddivisa in sezioni che esplorano le utopie socialiste degli anni '70, inclusa l'aspirazione a superare i limiti gravitazionali (spaziali, temporali e sociali) e la rinascita delle idee 'cosmiste', nonché il loro crollo con le riforme della Perestrojka del 1985. Degno di nota è un murale di Erik Bulatov, uno dei più significativi artisti russi viventi, dedicato alla Perestrojka, che fonde l'iconografia propagandistica con simboli rivoluzionari. La mostra è aperta dall'8 novembre 2019 al 3 maggio 2020.
Fatti principali
- Mostra 'Il Pianeta Mancante' al Centro Pecci, Prato
- Curata da Marco Scotini
- Oltre 80 opere da Russia, Paesi baltici, Caucaso, Asia centrale
- Parte di una trilogia post-sovietica dopo le mostre del 1990 e 2007
- 30° anniversario della caduta del Muro di Berlino e della dissoluzione dell'URSS
- Presenta un murale di Erik Bulatov sulla Perestrojka
- In corso dall'8 novembre 2019 al 3 maggio 2020
- Esplora le utopie socialiste e il movimento cosmista
Entità
Artisti
- Erik Bulatov
Istituzioni
- Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci
- Artribune
Luoghi
- Prato
- Italy
- Russia
- Soviet Union
- Berlin