L'invenzione storica del futuro e i suoi moderni malcontenti
Il recente saggio di Joshua Rothman sul New Yorker esplora l'evoluzione delle percezioni del futuro dal 1517 al 1793, facendo ampio riferimento all'opera di Reinhart Koselleck, 'Futuri passati'. Confronta la visione desolante delle epoche precedenti con l'ottimismo promosso durante l'Illuminismo, illustrato in particolare dall'orazione di Robespierre nel 1793. Inoltre, Rothman esamina 'Profezia' di Carissa Véliz, che suggerisce che spesso le previsioni sono guidate dal desiderio di potere piuttosto che da una sincera ricerca della verità. Sorprendentemente, uno studio del Pew Research rivela che solo il 14% degli americani è desideroso di proiettarsi in avanti, mentre quasi la metà preferirebbe un ritorno al passato.
Fatti principali
- Il concetto di futuro come orizzonte aperto è emerso tra il 1517 e il 1793.
- 'Futuri passati' di Reinhart Koselleck contrappone le visioni apocalittiche premoderne al progresso illuminista.
- Maximilien Robespierre nel 1793 dichiarò la Rivoluzione francese un nuovo inizio per la storia.
- 'Profezia' di Carissa Véliz sostiene che le previsioni sono mosse dal potere, non dalla ricerca della verità.
- Véliz identifica cinque categorie di problemi predittivi: dati, sociali, scientifici, coincidenze e ironici.
- Il Pew Research ha scoperto che solo il 14% degli americani sceglierebbe di viaggiare nel futuro.
- Hans Rosling ha descritto il mondo come 'cattivo e migliore', simile a un bambino prematuro in un'incubatrice.
- Il saggio conclude che i futuri realistici fanno paura perché riflettono la vigilanza presente.
Entità
Artisti
- Joshua Rothman
- Reinhart Koselleck
- Maximilien Robespierre
- Martin Luther
- Carissa Véliz
- Hans Rosling
Istituzioni
- University of Oxford
- Pew Research Center
- The New Yorker