Il mito dell'artista-manager: una contraddizione dannosa
Christian Caliandro sostiene che il mercato dell'arte contemporanea, guidato dalla speculazione finanziaria, sia diventato l'ambiente più ostile per l'innovazione radicale. Distingue tra due stati dissociati dell'arte: A) arte come spettacolo, prodotto, consumo, performance, efficienza, risultato, gratificazione, profitto; e B) arte come ricerca, esperimento, dolore, incertezza, dubbio, trauma, deviazione, alterità, condivisione, comunità, esistenza, quotidianità, rivoluzione, trasformazione, cambiamento, evoluzione. Il mercato ha costretto l'arte a svolgere ruoli estranei come intrattenimento e risposte concrete, mentre la cultura manageriale ha colonizzato l'arte, distorcendone le premesse. Caliandro cita Mark Fisher sul capitale come potere e controllo, e fa riferimento a Robert Musil e Maurizio Fagiolo Dell'Arco. Vede barlumi di differenza e alterità emergere, e il mito dell'artista-manager finalmente rivelato come un'illusione.
Fatti principali
- Christian Caliandro è l'autore dell'articolo.
- L'articolo distingue tra arte come spettacolo (A) e arte come ricerca (B).
- L'attuale mercato dell'arte di alto livello è paragonato alla speculazione finanziaria.
- Il mercato è descritto come oligarchico e gerarchico, ostile all'innovazione radicale.
- Mark Fisher è citato riguardo al capitale che colonizza l'arte.
- L'epigrafe cita 'L'uomo senza qualità' di Robert Musil.
- Viene citato 'Rapporto 60' di Maurizio Fagiolo Dell'Arco.
- L'articolo suggerisce che il mito dell'artista-manager sia una contraddizione dannosa.
Entità
Artisti
- Christian Caliandro
- Maurizio Fagiolo Dell’Arco
- Mark Fisher
- Robert Musil
Istituzioni
- Accademia di Belle Arti di Firenze
- Symbola Fondazione per le Qualità italiane
- Artribune
- Bulzoni Editore
Luoghi
- Firenze
- Italia
- Roma