Il critico d'arte non deve colludere con gli artisti
Pericle Guaglianone sostiene che la crisi della critica d'arte italiana non deriva da una mancanza di vicinanza tra critici e artisti, ma da un eccesso di essa. Egli afferma che il curatore, prodotto della simbiosi critico-artista, ha finito per dominare, marginalizzando una critica autonoma e valutativa. Guaglianone invita a un rilancio di una scrittura distaccata e pungente, esemplificata da figure come Piero Scaruffi, Paolo Mereghetti e Aldo Grasso, e mette in guardia contro la diluizione del giudizio critico attraverso la collusione sociale. Cita precedenti storici da Baudelaire a Pasolini e Carla Lonzi per sottolineare la necessità di parresia e critica esplicita. L'articolo, pubblicato su Artribune, esorta a un ritorno a una scrittura d'arte tagliente e indipendente.
Fatti principali
- Pericle Guaglianone ha scritto l'articolo per Artribune.
- L'articolo è stato pubblicato nel novembre 2023.
- Guaglianone sostiene che critici e artisti sono già troppo vicini, non troppo distanti.
- Afferma che la figura del curatore è emersa dal paradigma della prossimità.
- Invita a un rilancio di una critica autonoma e valutativa.
- Menziona Piero Scaruffi, Paolo Mereghetti e Aldo Grasso come modelli.
- Fa riferimento a Baudelaire, Pasolini e Carla Lonzi.
- Sostiene che la mancanza di scrittura incisiva sia il problema principale.
Entità
Artisti
- Pericle Guaglianone
- Carla Lonzi
- Baudelaire
- Pasolini
- Piero Scaruffi
- Paolo Mereghetti
- Aldo Grasso
- Harald Szeemann
Istituzioni
- Artribune
Luoghi
- Italy