Tatuaggi come marcatori identitari nella modernità liquida
Un'analisi sociologica pubblicata su Artribune esplora la proliferazione dei tatuaggi tra i 15-45enni nelle società occidentali come risposta alla perdita di identità nella modernità liquida. L'articolo sostiene che, in assenza di strutture comunitarie tradizionali (religione, territorialità) e di chiare regole sociali, gli individui cercano identità attraverso segni permanenti sul corpo. Un recente studio citato mostra che le persone socialmente più omogenee e convenzionali hanno maggiori probabilità di essere tatuate, spesso con simboli arbitrari non legati alla loro personalità. L'autore, Fabio Severino, economista e sociologo, critica questa tendenza come sintomo di disorientamento psicologico, contrapponendola al potenziale della cultura di fornire un fondamento più solido. Il pezzo è stato pubblicato su Artribune Magazine #68.
Fatti principali
- Articolo pubblicato su Artribune Magazine #68
- Autore: Fabio Severino, MBA e PhD in marketing, economista e sociologo
- Focus sui tatuaggi come marcatori identitari tra i 15-45enni nelle società occidentali benestanti
- Cita uno studio di ricerca sulla proliferazione dei tatuaggi
- Lo studio ha rilevato che le persone più convenzionali e socialmente omogenee sono più tatuate
- I tatuaggi spesso presentano simboli arbitrari non legati all'individuo
- L'articolo contrappone i tatuaggi alla cultura come fondamento identitario più solido
- Pubblicato sul sito di Artribune nell'ottobre 2022
Entità
Istituzioni
- Artribune
- Artribune Magazine
- La Sapienza di Roma
Luoghi
- Rome
- Italy
- London
- Barcelona
- Lyon