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Tatuaggi come marcatori identitari nella modernità liquida

opinion-review · 2026-04-27

Un'analisi sociologica pubblicata su Artribune esplora la proliferazione dei tatuaggi tra i 15-45enni nelle società occidentali come risposta alla perdita di identità nella modernità liquida. L'articolo sostiene che, in assenza di strutture comunitarie tradizionali (religione, territorialità) e di chiare regole sociali, gli individui cercano identità attraverso segni permanenti sul corpo. Un recente studio citato mostra che le persone socialmente più omogenee e convenzionali hanno maggiori probabilità di essere tatuate, spesso con simboli arbitrari non legati alla loro personalità. L'autore, Fabio Severino, economista e sociologo, critica questa tendenza come sintomo di disorientamento psicologico, contrapponendola al potenziale della cultura di fornire un fondamento più solido. Il pezzo è stato pubblicato su Artribune Magazine #68.

Fatti principali

  • Articolo pubblicato su Artribune Magazine #68
  • Autore: Fabio Severino, MBA e PhD in marketing, economista e sociologo
  • Focus sui tatuaggi come marcatori identitari tra i 15-45enni nelle società occidentali benestanti
  • Cita uno studio di ricerca sulla proliferazione dei tatuaggi
  • Lo studio ha rilevato che le persone più convenzionali e socialmente omogenee sono più tatuate
  • I tatuaggi spesso presentano simboli arbitrari non legati all'individuo
  • L'articolo contrappone i tatuaggi alla cultura come fondamento identitario più solido
  • Pubblicato sul sito di Artribune nell'ottobre 2022

Entità

Istituzioni

  • Artribune
  • Artribune Magazine
  • La Sapienza di Roma

Luoghi

  • Rome
  • Italy
  • London
  • Barcelona
  • Lyon

Fonti