L'accordo di sponsorizzazione della Tate con BP rivelato mentre il dibattito sulla trasparenza si intensifica nelle istituzioni culturali
Nel gennaio 2015, la Tate ha divulgato i dettagli del suo accordo di sponsorizzazione con BP a seguito di una sentenza del tribunale per l'informazione del dicembre 2014. In 17 anni, dal 1990 al 2006, BP ha fornito 3,8 milioni di sterline, con una media annua di 224.000 sterline. I gruppi attivisti Liberate Tate e Platform hanno criticato la partnership, sostenendo che i costi etici superassero i benefici finanziari. Questa controversia riflette campagne più ampie che prendono di mira il finanziamento aziendale delle istituzioni artistiche britanniche, in particolare da parte di compagnie di combustibili fossili. Il dibattito si estende ad altri conflitti, inclusa la Biennale di San Paolo del 2014, dove il curatore Charles Esche e altri hanno protestato contro il finanziamento del Consolato israeliano. Esche ha sostenuto protocolli di trasparenza che consentissero ad artisti e curatori di approvare sponsor che influenzassero il contenuto del loro lavoro. Questa spinta al controllo si collega al 'New Institutionalism', un movimento degli anni 2000 guidato da Esche, Maria Lind e Nina Möntmann che ha reimmaginato le istituzioni d'arte pubbliche come spazi sociali sperimentali. Istituzioni come il Rooseum di Esche a Malmö hanno dovuto chiudere a causa dell'opposizione politica e dei tagli ai finanziamenti pubblici. Le richieste di trasparenza emergono mentre i finanziamenti pubblici diminuiscono e l'influenza aziendale cresce, frustrando artisti e curatori che vedono la pratica come intervento politico. L'articolo si chiede se l'arte contemporanea fornisca un valore pubblico sufficiente per giustificare compromessi nel mecenatismo.
Fatti principali
- La Tate ha rivelato le cifre della sponsorizzazione BP nel gennaio 2015
- BP ha dato alla Tate 3,8 milioni di sterline dal 1990 al 2006
- La sponsorizzazione media annua era di 224.000 sterline
- I gruppi attivisti Liberate Tate e Platform hanno protestato contro la partnership
- Charles Esche ha sostenuto la trasparenza alla Biennale di San Paolo nel 2014
- Esche ha co-diretto il 'New Institutionalism' con Maria Lind e Nina Möntmann
- Il Rooseum di Malmö ha chiuso a causa di tagli ai finanziamenti e ostilità politica
- L'articolo è stato originariamente pubblicato nel numero di aprile 2015 di ArtReview
Entità
Artisti
- Charles Esche
- Maria Lind
- Nina Möntmann
Istituzioni
- Tate
- BP
- Liberate Tate
- Platform
- São Paulo Bienal
- Bienal Foundation
- Financial Times
- Rooseum
- oncurating.org
- ArtReview
Luoghi
- Malmö
- Sweden
- São Paulo
- Brazil