Situare l'arte globale: Un volume critico sulla decolonizzazione della storia dell'arte e delle pratiche curatoriali
Pubblicato nel 2018 da Transcript Verlag, il volume di 333 pagine 'Situating Global Art: Topologies, Temporalities, Trajectories' è nato da una conferenza del 2015 organizzata dall'International Research Training Group, Interart Studies presso la Freie Universität Berlin. Curato da Sarah Dornhof, Nanne Buurman, Birgit Hopfener e Barbara Lutz, il libro presenta sedici capitoli e un'introduzione che sfidano il dominio euro-americano nel discorso artistico. Esamina le esclusioni sistemiche nell''inconscio coloniale' della storia dell'arte e sostiene approcci relazionali focalizzati su contatti, flussi e circolazioni. Gli studi di caso spaziano dal Marocco, Haiti, Seul, Singapore e analizzano Documenta e altre biennali, con contributi di curatori, storici dell'arte e artisti. Il volume critica la logica culturale neoliberale ed esplora le tensioni tra consumo estetico e impegno socio-politico. Analisi specifiche includono il lavoro di Zhang Peili in Cina, Documenta 11 di Okwui Enwezor, la Ghetto Biennale ad Haiti e l'attivismo di Gulf Labor contro istituzioni come il Guggenheim Abu Dhabi. I quadri teorici coinvolgono il concetto di 'saperi situati' di Donna Haraway ed enfatizzano il posizionamento mobile, le prospettive parziali e i dialoghi transculturali. Il libro mira a decolonizzare la conoscenza storico-artistica spostando l'attenzione dai canoni nazionali agli intrecci globali e alle reinvenzioni istituzionali.
Fatti principali
- Il libro 'Situating Global Art' è stato pubblicato nel 2018 da Transcript Verlag.
- È nato da una conferenza del 2015 alla Freie Universität Berlin organizzata dall'International Research Training Group, Interart Studies.
- I curatori sono Sarah Dornhof, Nanne Buurman, Birgit Hopfener e Barbara Lutz.
- Il volume contiene sedici capitoli e un'introduzione per un totale di 333 pagine.
- Gli studi di caso includono luoghi come Marocco, Haiti, Seul, Singapore ed eventi come Documenta.
- Critica l''inconscio coloniale' della storia dell'arte e sostiene la decolonizzazione della conoscenza.
- Le influenze teoriche includono i 'saperi situati' di Donna Haraway del 1988.
- Esempi specifici analizzati includono l'espulsione di Walid Raad dal Guggenheim Abu Dhabi nel 2015 e la Ghetto Biennale ad Haiti a partire dal 2009.
Entità
Artisti
- Sarah Dornhof
- Nanne Buurman
- Birgit Hopfener
- Barbara Lutz
- Claire Farago
- Viktoria Schmidt-Linsenhoff
- Donna Haraway
- Jacob Birken
- David Simpson
- Walid Raad
- Andrew Stefan Weiner
- Hal Foster
- Voon Pow Bartlett
- Michel de Certeau
- Zhang Peili
- Antigoni Memou
- Okwui Enwezor
- Birgit Mersmann
- Guy Debord
- Annette Bhagwati
- Qui Zhije
- Charis M. Thompson
- Leah Gordon
- Janna-Miri Redmann
- Labdellah Karroum
- Jelle Bouwhuis
- Isabel Seliger
- Miao Xiaochun
- Ronit Milano
- Takashi Murakami
- Hans Ulrich Obrist
- James Clifford
- Mary Louise Pratt
Istituzioni
- ARTMargins Online
- Transcript Verlag
- International Research Training Group, Interart Studies
- Freie Universität, Berlin
- Jonas Verlag
- October
- Guggenheim Abu Dhabi
- Documenta
- Singapore Biennale
- Vancouver Museum of Anthropology
- Stedelijk Museum
- Gulf Labor
- Guggenheim Foundation
- Louvre Abu Dhabi
- Atis Rezistans
Luoghi
- Bielefeld
- Berlin
- Germany
- Marburg
- New York
- United States
- Abu Dhabi
- United Arab Emirates
- China
- Kassel
- Vienna
- Austria
- New Delhi
- India
- Santa Lucia
- Lagos
- Nigeria
- Seoul
- South Korea
- Singapore
- Mekong region
- Haiti
- Port-au-Prince
- Grand Re
- Saadiyat Island
- Morocco
- Amsterdam
- Netherlands
- Lebanon