Il silenzio come strategia: da Sontag a Barthes nell'arte e nella critica
Marcello Faletra ripercorre la storia del silenzio nell'arte e nella critica, attingendo al saggio di Susan Sontag del 1967 'L'estetica del silenzio', dove il silenzio è inquadrato come strategia per la 'transvalutazione dell'arte' contro l'orgia dei segni. Gillo Dorfles collega l'ipertrofia dei segni a un 'nuovo tribalismo' di consumo compulsivo, mentre l'atto finale di Giordano Bruno – mordersi la lingua e sputarla al suo carnefice – esemplifica il silenzio politico imposto dal potere. La poesia di Stéphane Mallarmé 'Un colpo di dadi mai abolirà il caso' usa spazi bianchi per interrompere la prevedibilità. La scenografia minimalista di Alberto Giacometti per 'Aspettando Godot' (1952) di Samuel Beckett – un albero senza foglie con pochi rami – incarna il silenzio a teatro. Roland Barthes, in 'Critica e verità' (1965), lasciò pagine intenzionalmente bianche e, dopo un soggiorno in Giappone, contrappose la leggerezza del brodo chiaro al 'grasso' consumistico occidentale. Il saggio sostiene che il rumore odierno non è estetico ma politico e sociale.
Fatti principali
- Susan Sontag scrisse 'L'estetica del silenzio' nel 1967.
- Gillo Dorfles descrisse l'ipertrofia dei segni come un 'nuovo tribalismo'.
- Giordano Bruno fu bruciato vivo per eresia a Campo de' Fiori a Roma.
- Il 'Un colpo di dadi' di Mallarmé usa spazi bianchi come elemento significativo.
- L'opera 'Aspettando Godot' di Samuel Beckett debuttò nel 1952.
- Giacometti progettò una scenografia minimalista per 'Aspettando Godot'.
- Roland Barthes pubblicò 'Critica e verità' nel 1965.
- Barthes contrappose il brodo giapponese al 'grasso' consumistico occidentale.
Entità
Artisti
- Susan Sontag
- Gillo Dorfles
- Giordano Bruno
- Stéphane Mallarmé
- Alberto Giacometti
- Samuel Beckett
- Francis Ponge
- Roland Barthes
- Marcello Faletra
Istituzioni
- Artribune
Luoghi
- Rome
- Italy
- Japan