Il 'Capitalismo Gore' di Sayak Valencia analizza violenza e necropolitica nel capitalismo neoliberale
Il libro di Sayak Valencia 'Capitalismo Gore: Violencia, necropotere, mercato della morte' esamina le violente intersezioni tra capitalismo, mascolinità e necropolitica, utilizzando il Messico, in particolare Tijuana, come caso di studio. L'opera attinge alla teoria postcoloniale e femminista per esplorare come l'iperconsumismo e l'erosione del potere statale abbiano normalizzato la violenza estrema come forma di lavoro e sopravvivenza economica. Valencia, performer, poetessa, filosofa e attivista transfemminista, sostiene che le economie criminali rappresentano ora il 15% del commercio globale, con il traffico di droga come la più grande industria mondiale. Il libro postula che questo 'capitalismo gore' non è confinato ai confini, ma permea l'intero progetto neoliberale, creando uno stato di eccezione in cui la vita è usa e getta. Marco Petroni recensisce il testo, notandone il rigore intellettuale e l'urgenza nell'affrontare precarietà, disuguaglianza, discriminazione di genere e crisi ecologiche. La recensione è stata pubblicata su Artribune.
Fatti principali
- Sayak Valencia è l'autrice di 'Capitalismo Gore: Violencia, necropotere, mercato della morte'.
- Il libro utilizza il Messico, specialmente Tijuana, come caso di studio principale.
- Valencia applica la teoria postcoloniale e femminista per analizzare capitalismo e violenza.
- Secondo il libro, le economie criminali rappresentano il 15% del commercio globale.
- Il traffico di droga è descritto come la più grande industria del mondo.
- Il concetto di 'capitalismo gore' si riferisce alla dimensione violenta e fuori controllo del neoliberismo.
- Valencia è performer, poetessa, filosofa e attivista transfemminista.
- La recensione è stata scritta da Marco Petroni per Artribune.
Entità
Artisti
- Sayak Valencia
- Roberto Bolaño
- Marco Petroni
Istituzioni
- Artribune
Luoghi
- Mexico
- Tijuana
- Primo Mondo
- Terzo Mondo