Tribunale saudita condanna a morte l'artista Ashraf Fayadh per apostasia, scatenando proteste internazionali
Il 25 novembre 2015, un tribunale in Arabia Saudita ha condannato a morte l'artista e poeta Ashraf Fayadh per aver presumibilmente rinnegato l'Islam, concedendogli 30 giorni per presentare appello. Fayadh era stato detenuto nel maggio 2014 ad Abha in seguito ad accuse di aver pronunciato dichiarazioni blasfeme. Inizialmente aveva ricevuto una condanna a quattro anni di prigione e 800 frustate per via della sua poesia. Dopo il rigetto del suo appello, un nuovo processo la scorsa settimana ha portato all'imposizione della pena di morte. Amnesty International ha sollecitato l'annullamento di questa sentenza, con il sostegno di figure culturali come Chris Dercon e Carol Ann Duffy, nonché di organizzazioni come Index on Censorship e PEN International.
Fatti principali
- Ashraf Fayadh è stato condannato a morte da un tribunale saudita per aver presumibilmente rinnegato l'Islam
- Fayadh ha 30 giorni per presentare appello contro la condanna a morte
- È stato arrestato per la prima volta nel maggio 2014 ad Abha, in Arabia Saudita
- La sentenza iniziale prevedeva 4 anni di prigione e 800 frustate per apostasia
- Il caso si basava sul suo libro di poesie e su una denuncia per dichiarazioni blasfeme
- Amnesty International ha lanciato un'azione urgente per annullare la sentenza
- Figure culturali tra cui Chris Dercon, Carol Ann Duffy e Simon Schama hanno condannato la sentenza
- Fayadh ha co-curato la mostra Rhizoma alla Biennale di Venezia del 2013
Entità
Artisti
- Ashraf Fayadh
- Chris Dercon
- Carol Ann Duffy
- Simon Schama
Istituzioni
- Amnesty International
- Tate Modern
- Index on Censorship
- PEN International
- International Association of Art Critics
- Edge of Arabia
- Venice Biennale
- The Guardian
- The New York Times
Luoghi
- Saudi Arabia
- Abha
- Palestine
- United Kingdom