Il 'L'arte senza l'arte' di Raffaele Gavarro esplora la realtà 'analogicodigitale'
Il libro 'L'arte senza l'arte' (Maretti, 2020) di Raffaele Gavarro esamina il passaggio dall'analogico a una realtà ibrida 'analogicodigitale' nell'arte contemporanea. Gavarro sostiene che il codice digitale e gli algoritmi privano la tecnica del contenuto esistenziale, portando a una nuova forma d'arte che fonde fisico e digitale. Usa 'Clock' (2010) di Christian Marclay per illustrare come la tecnologia assedia l'esistenza. Il libro discute i 'rifiuti digitali' come parte sostanziale delle opere d'arte, trasformandosi in una 'modalità meme' che sfida la critica d'arte tradizionale. Gavarro fa riferimento a opere di Damien Hirst, Roberto Cuoghi, Hito Steyerl e Pierre Huyghe per mappare il pensiero estetico contemporaneo. Conia 'realistätsgeist' (spirito della realtà) per descrivere l'interdipendenza tra esistenza fisica e immaginazione. Il testo si allinea alle idee di Jacques Rancière su arte e politica, citando Tania Bruguera, Julian Rosefeldt, Olafur Eliasson e Alterazioni Video. Gavarro invita a un cambiamento di prospettiva per riconoscere una nuova essenza artistica.
Fatti principali
- Titolo del libro: 'L'arte senza l'arte' di Raffaele Gavarro
- Editore: Maretti, Imola, 2020
- Pagine: 128, Prezzo: €18, ISBN: 9788893970082
- Gavarro introduce il concetto 'analogicodigitale'
- Riferimento a 'Clock' (2010) di Christian Marclay
- Discute i 'rifiuti digitali' come materiale artistico significativo
- Conia il neologismo 'realistätsgeist' (spirito della realtà)
- Si allinea a 'Il disagio dell'estetica' di Jacques Rancière
Entità
Artisti
- Raffaele Gavarro
- Christian Marclay
- Damien Hirst
- Roberto Cuoghi
- Hito Steyerl
- Pierre Huyghe
- Tania Bruguera
- Julian Rosefeldt
- Olafur Eliasson
- Alterazioni Video
- Jacques Rancière
Istituzioni
- Maretti
- Serpentine Gallery
- Biennale di Venezia
- Artribune
Luoghi
- Imola
- Venezia
- Londra
- Italia
- Regno Unito