Pussy Riot e FEMEN protestano al Padiglione Russo durante la Biennale di Venezia 2026
Il 6 maggio 2026, alle 10:30, Pussy Riot e FEMEN hanno organizzato una protesta congiunta al Padiglione Russo durante la 61ª Biennale di Venezia. L'azione, guidata da Nadya Tolokonnikova e Inna Shevchenko, ha denunciato la partecipazione russa come normalizzazione della propaganda in mezzo alla guerra in Ucraina. Le attiviste, indossando i caratteristici passamontagna rosa di Pussy Riot con X nere, hanno occupato lo spazio antistante il padiglione. Hanno scandito 'Il sangue è l'unica arte russa' e suonato la canzone 'DISOBEY'. La protesta è stata improvvisata, senza conferenza stampa ufficiale. La sicurezza era impreparata e l'ambasciatore russo era apparentemente all'interno. Tolokonnikova ha dichiarato di aver cercato un dialogo con Pietrangelo Buttafuoco, Luca Zaia e Luigi Brugnaro per escludere la Russia, ma di non aver ricevuto risposta. Shevchenko ha dichiarato che ogni opera d'arte russa in Europa è contaminata dalla guerra. Questa è stata la prima azione congiunta dei due gruppi, criticando la Biennale per aver legittimato la Russia mentre la guerra continua.
Fatti principali
- Protesta avvenuta il 6 maggio 2026 alle 10:30
- Luogo: Padiglione Russo, Giardini, Biennale di Venezia
- Gruppi coinvolti: Pussy Riot e FEMEN
- Prima azione congiunta di Pussy Riot e FEMEN
- Nadya Tolokonnikova e Inna Shevchenko hanno guidato la protesta
- Slogan: 'Il sangue è l'unica arte russa'
- Eseguita la canzone 'DISOBEY'
- L'ambasciatore russo era apparentemente all'interno del padiglione
- Tolokonnikova aveva cercato dialogo con Buttafuoco, Zaia, Brugnaro senza risposta
- La protesta ha criticato la Biennale per aver normalizzato la propaganda russa
Entità
Artisti
- Nadya Tolokonnikova
- Inna Shevchenko
Istituzioni
- Pussy Riot
- FEMEN
- Biennale Arte di Venezia
- Russian Pavilion
- Artribune
Luoghi
- Venice
- Italy
- Giardini
- Venice Biennale