I sussidi pubblici distorcono il mercato culturale, afferma l'economista Fabio Severino
L'economista Fabio Severino sostiene che i sussidi pubblici distorcono il settore culturale rendendo gli operatori dipendenti dai finanziamenti statali anziché dalla domanda di mercato. Afferma che ciò porta a offerte poco innovative, spazi vuoti e artisti che soddisfano i burocrati invece del pubblico. Severino nota che il consumo culturale di massa—miliardi di persone che guardano film, visitano musei, assistono a spettacoli—avrebbe dovuto porre fine alla dualità mecenate-artista, ma i finanziamenti pubblici la perpetuano. Critica la mancanza di parametri di mercato come l'abbondanza di consumo. Come soluzione, propone il modello anglosassone dei matching grant: per ogni euro raccolto in modo indipendente (vendita biglietti, sponsorizzazioni, donazioni), lo Stato contribuisce con un altro euro. Ciò costringerebbe gli operatori culturali ad assumersi rischi imprenditoriali. Severino ha un MBA e un dottorato in marketing, insegna all'Università La Sapienza di Roma e fa da consulente per l'ONU e i ministeri. L'articolo è stato pubblicato su Artribune Magazine #63.
Fatti principali
- I sussidi pubblici sono una grande distorsione del mercato nella cultura.
- Gli operatori producono in base ai finanziamenti che possono ottenere.
- Il consumo culturale di massa coinvolge miliardi di persone.
- La vendita di biglietti rappresenta una quota marginale dei bilanci.
- I sussidi portano a spazi vuoti e offerte poco innovative.
- Severino propone i matching grant: un euro pubblico per ogni euro privato raccolto.
- I matching grant richiederebbero agli operatori culturali di assumersi rischi imprenditoriali.
- Severino è un economista con MBA e dottorato, insegna alla Sapienza, consulente per l'ONU.
Entità
Artisti
- Fabio Severino
Istituzioni
- Artribune Magazine
- La Sapienza University of Rome
- United Nations
Luoghi
- Rome
- Italy