La polemica di Philippe Dagen sulla marginalizzazione dell'arte nella società contemporanea
Nel suo saggio del 2002 'L'Art impossible' (Grasset), il critico d'arte e professore alla Sorbona Philippe Dagen sostiene che l'arte, la cultura e gli artisti occupano un posto derisorio nella società contemporanea, dominata dall'economia e dall'intrattenimento. Denuncia la mummificazione del patrimonio e l'indifferenza pubblica verso gli artisti viventi, citando l'osservazione di Panofsky secondo cui solo una frazione si accorgerebbe se tutti gli artisti cessassero l'attività. Dagen critica le ideologie interne al mondo dell'arte, comprese credenze obsolete e un'ideologia diffusa ma onnipresente. Sfida la nozione di arte come sovversione, sostenendo che artisti come Vincent Corpet, Marc Desgrandchamps e Stéphane Pencréac'h offrono prospettive più critiche senza rivendicare una funzione sociale. Dagen paragona la demagogia 'simpatica' di oggi all'accademismo ottocentesco, affermando che le scelte istituzionali rimangono burocratiche e avverse al rischio, favorendo il consenso alla novità. Difende la critica soggettiva, scrivendo in prima persona contro il gergo pseudo-scientifico che appesantisce la critica d'arte francese dagli anni '70. Dagen sostiene l'immaginazione e l'individualità contro il realismo e l'anonimato, affermando che l'arte è 'la difesa del nome contro il numero' – una voce che afferma l'esistenza singolare contro l'assorbimento. Invita a difendere il particolarismo contro il bombardamento quotidiano delle immagini televisive, citando opere di Corpet, François Rouan e Pascal Convert come esemplari.
Fatti principali
- Philippe Dagen è critico per Le Monde e professore di storia dell'arte alla Sorbona.
- Il suo libro 'L'Art impossible' è stato pubblicato da Grasset nel 2002.
- Il sottotitolo è 'De l'inutilité de la création dans le monde contemporain'.
- Dagen cita Panofsky sull'indifferenza pubblica verso l'arte.
- Nomina Vincent Corpet, Marc Desgrandchamps e Stéphane Pencréac'h come artisti che incarnano una genuina sovversione.
- Dagen critica il direttore dell'Afaa per aver chiesto perché gli artisti dipingano ancora.
- Menziona la mostra di Barthélémy Toguo da Anne de Villepoix, criticata su Aden per aver incluso acquerelli.
- Dagen definisce l'arte come 'la difesa del nome contro il numero'.
- Fa riferimento a 'Alla ricerca del tempo perduto' di Proust sull'ispirare i lettori a creare.
- L'intervista è stata pubblicata da artpress nel luglio 2002.
Entità
Artisti
- Philippe Dagen
- Vincent Corpet
- Marc Desgrandchamps
- Stéphane Pencréac'h
- Barthélémy Toguo
- François Rouan
- Pascal Convert
- Erwin Panofsky
- Marcel Proust
Istituzioni
- Le Monde
- Sorbonne
- Grasset
- Afaa (Association Française d'Action Artistique)
- Anne de Villepoix (gallery)
- artpress
Luoghi
- France
- England
- Germany
- Aden
Fonti
- artpress —