Perché l’arte contemporanea non sa più confrontarsi col presente?
In un editoriale su Artribune, Christian Caliandro sostiene che l'arte contemporanea ha perso la capacità di confrontarsi con il presente a causa di una sistematica deresponsabilizzazione collettiva e dell'adeguamento ai dettami dell'industria culturale. Critica il legame tra arte e politica, screditato dagli anni Ottanta, e l'identificazione dell'arte con beni di consumo, quantificabili e scambiabili, rispondendo solo alla logica del mercato. Cita Germano Celant, che nel 2008 descrisse il processo di adattamento dell'arte al prodotto di consumo. Caliandro afferma che, di fronte a sterminio e genocidio concepiti come fonti di guadagno nel turbocapitalismo, l'arte è sprovvista di strumenti seri perché condivide lo stesso sistema di valori. Propone di ripartire da Guernica, George Orwell, Hans Haacke, Philip Guston e Apocalypse Now per capire cosa l'arte può fare in situazioni traumatiche.
Key facts
- L'arte contemporanea non sa confrontarsi col presente a causa di deresponsabilizzazione collettiva.
- Il legame tra arte e politica è screditato dagli anni Ottanta.
- Arte e cultura si adeguano ai dettami dell'industria culturale, diventando beni di consumo.
- Germano Celant nel 2008 descrisse l'adattamento dell'arte al prodotto di consumo.
- Il turbocapitalismo concepisce sterminio e genocidio come fonti di guadagno.
- L'arte condivide il sistema di valori della macchina politico-social-militare-economica.
- Caliandro propone di ripartire da Guernica, Orwell, Haacke, Guston e Apocalypse Now.
- L'articolo è pubblicato su Artribune nel 2025.
Entities
Artists
- Christian Caliandro
- Germano Celant
- Hans Haacke
- Philip Guston
- George Orwell
Institutions
- Artribune
- Accademia di Belle Arti di Firenze
- Symbola Fondazione per le Qualità italiane
- Feltrinelli
Locations
- Italia
- Milano