Il memoir di Paolo Baratta rivela l'influenza di Szeemann sulla Biennale
Il memoir di Paolo Baratta 'Il Giardino e l'Arsenale' (Marsilio Editori, 2021, 480 pp., €20) racconta il suo mandato come presidente della Biennale di Venezia, evidenziando il ruolo fondamentale del curatore Harald Szeemann. Baratta descrive l'incontro con Szeemann in Canton Ticino nel 1998, dove le parole chiave di Szeemann—'aperto', 'ampliamento', 'dilatazione', 'vecchie abitudini', 'troppi aventi diritto' e 'mettere insieme i settori'—divennero principi guida. Furono applicati per la prima volta nella mostra del 1999 'dAPERtutto', che utilizzò per la prima volta l'Arsenale e abolì il padiglione italiano, suscitando polemiche. Baratta impose anche un dress code in cravatta nera per le prime del Cinema, segnalando una svolta verso la competizione con Cannes. Entrò in conflitto con l'allora direttore del cinema Felice Laudadio, che fu licenziato dopo aver suggerito che il festival fosse gestito da Cinecittà. Baratta immaginava la Biennale come un'opera d'arte totale che integrasse tutte le discipline, riecheggiando l'ambizione di Szeemann di superare Documenta. Il memoir copre battaglie politiche, inclusi conflitti con il sottosegretario Vittorio Sgarbi e il ministro Sandro Bondi, e la difesa della riforma del 1998 che garantiva l'autonomia della Biennale. Baratta preferì Alberto Barbera a Marco Müller come direttore del cinema, nonostante la sezione interdisciplinare 'Orizzonti' di Müller presentasse artisti come Rirkrit Tiravanija e Matthew Barney. Il libro si conclude con l'eredità di Baratta: una Biennale rinnovata, statuti solidi e mostre storiche.
Fatti principali
- Il memoir di Paolo Baratta 'Il Giardino e l'Arsenale' pubblicato da Marsilio Editori nel 2021, 480 pagine, €20.
- Le parole chiave di Harald Szeemann hanno plasmato la presidenza di Baratta: 'aperto', 'ampliamento', 'dilatazione', 'vecchie abitudini', 'troppi aventi diritto', 'mettere insieme i settori'.
- La Biennale del 1999 'dAPERtutto' utilizzò per la prima volta l'Arsenale e abolì il padiglione italiano.
- Baratta impose un dress code in cravatta nera per le prime del Cinema per competere con Cannes.
- Il direttore del cinema Felice Laudadio fu licenziato dopo aver suggerito che il festival fosse gestito da Cinecittà.
- Baratta entrò in conflitto con il sottosegretario Vittorio Sgarbi e il ministro Sandro Bondi per interferenze politiche.
- Baratta difese la riforma del 1998 che garantiva l'autonomia della Biennale dal potere politico.
- Baratta preferì Alberto Barbera a Marco Müller come direttore del cinema; la sezione 'Orizzonti' di Müller presentava Rirkrit Tiravanija e Matthew Barney.
Entità
Artisti
- Paolo Baratta
- Harald Szeemann
- Felice Laudadio
- Vittorio Sgarbi
- Sandro Bondi
- Alberto Barbera
- Marco Müller
- Rirkrit Tiravanija
- Matthew Barney
- Piotr Uklanski
- Yuri Ancarani
- Quentin Tarantino
- Silvio Berlusconi
- Alessandra Mammì
Istituzioni
- Biennale di Venezia
- MAXXI
- Marsilio Editori
- Cinecittà
- Documenta
- Artribune
- Panorama
Luoghi
- Venice
- Italy
- Canton Ticino
- Switzerland
- Berlin
- São Paulo
- Istanbul
- Lyon
- Lido
- Rome