Urbanesimo dell'Oasi: Architettura Progettata per il Movimento, non per la Permanenza
Nel suo recente articolo per ArchDaily, Ananya Nayak evidenzia l'importanza degli insediamenti delle oasi in Nord Africa e nella Penisola Arabica, sottolineando il loro ruolo nel facilitare il movimento piuttosto che funzionare come aree isolate. Critica le visioni architettoniche tradizionali che privilegiano la stabilità, facendo riferimento a iniziative come il restauro dell'irrigazione antica da parte della Royal Commission for AlUla in Arabia Saudita e la rinascita di Bir Ettin in Tunisia da parte del collettivo Bled el Abar, entrambi vitali per il nomadismo pastorale. Nayak nota che l'UNESCO ora riconosce queste oasi come paesaggi culturali dinamici, dove è prominente l'interconnessione tra gestione dell'acqua, agricoltura e abitazione.
Fatti principali
- Gli insediamenti delle oasi erano nodi in reti di movimento, non rifugi isolati.
- Sistemi idrici come aflaj e qanat determinavano la forma urbana.
- Il restauro di AlUla da parte della Royal Commission for AlUla si concentra sul ripristino delle reti di irrigazione.
- Il collettivo Bled el Abar ha restaurato il pozzo di Bir Ettin nel sud della Tunisia.
- L'UNESCO riconosce gli ambienti delle oasi come paesaggi culturali viventi.
- L'urbanesimo dell'oasi accoglie il movimento anziché resistervi.
- L'articolo fa parte del tema mensile di ArchDaily sulle architetture del movimento.
- Pubblicato il 29 luglio 2026.
Entità
Artisti
- Ananya Nayak
Istituzioni
- ArchDaily
- Royal Commission for AlUla
- Bled el Abar collective
- UNESCO
Luoghi
- North Africa
- Arabian Peninsula
- AlUla
- Saudi Arabia
- Bir Ettin
- Tunisia
- Al Ain
- Oman
- Gulf
- Mesopotamia
- Mediterranean
- Siwa Oasis
- Egypt
- Dubai
- United Arab Emirates
- Libya