Nuova ricerca collega la destrimanità umana al bipedismo e alle dimensioni del cervello
Uno studio pubblicato su PLOS Biology suggerisce che la destrimanità umana si è evoluta dal bipedismo e dall'aumento delle dimensioni del cervello. I ricercatori hanno analizzato la lateralità in 41 specie di primati utilizzando metodi evolutivi e statistici. Sono emersi due fattori chiave: le dimensioni del cervello e la lunghezza relativa delle braccia rispetto alle gambe (un indicatore del cammino eretto). Ipotizzano che camminare su due gambe abbia liberato le mani per i compiti, favorendo la specializzazione della motricità fine, e che la riorganizzazione del cervello abbia poi consolidato il bias destro. Gli ominidi primitivi come Ardipithecus ramidus e Australopithecus afarensis mostravano una lieve destrimanità, rafforzatasi in Homo erectus e Homo neanderthalensis, raggiungendo il picco in Homo sapiens. Homo floresiensis è stato un'eccezione a causa del cervello piccolo e della locomozione mista. Circa il 10% degli esseri umani è mancino, legato all'asimmetria cerebrale e alla genetica (varianti geniche rare scoperte nel 2024). I ricercatori notano anche preferenze simili per gli arti in pappagalli, canguri e wallaby, suggerendo che il bipedismo inneschi l'evoluzione della lateralità.
Fatti principali
- Il 90% degli esseri umani è destro.
- Studio pubblicato su PLOS Biology.
- Analizzate 41 specie di primati.
- Fattori chiave: dimensioni del cervello e rapporto braccia-gambe.
- Ominidi primitivi avevano lieve destrimanità.
- Homo floresiensis mostrava una destrimanità più debole.
- Il 10% degli esseri umani è mancino.
- La mancinanza è legata all'asimmetria cerebrale e alla genetica.
Entità
Istituzioni
- PLOS Biology
- Max Planck Institute for Psycholinguistics
- Saint Petersburg State University
- Smithsonian magazine
Luoghi
- Longmont, Colorado
- United States