National Gallery accusata di censura soft per evitare di provocare Trump
Un ex funzionario della National Gallery of Art di Washington, D.C., ha affermato che il museo ha praticato una 'censura soft' spostando un simposio sulla razza nell'arte per evitare potenziali ripercussioni dall'amministrazione Trump. Questa accusa emerge in mezzo a crescenti preoccupazioni riguardo all'influenza politica sulle istituzioni culturali. Parlando in modo anonimo, l'ex dirigente ha rivelato che la sede del simposio è stata cambiata per evitare di irritare il presidente Donald Trump e i suoi sostenitori. Inizialmente previsto al museo, l'evento è stato spostato in una sede privata. La National Gallery non ha ancora rilasciato una risposta pubblica a queste affermazioni. Questa situazione riflette una tendenza più ampia di musei e organizzazioni culturali che si sentono sotto pressione per evitare argomenti controversi nell'attuale clima politico. Il New York Times ha riportato l'accusa il 10 agosto 2026.
Fatti principali
- Un ex dirigente della National Gallery of Art ha accusato il museo di 'censura soft'.
- Il museo ha spostato un simposio sulla razza nell'arte per evitare ripercussioni politiche.
- La mossa era intesa a evitare di provocare il presidente Donald Trump.
- L'ex dirigente ha parlato a condizione di anonimato.
- Il simposio era originariamente programmato al museo ma è stato spostato in una sede non divulgata.
- La National Gallery non ha commentato pubblicamente le accuse.
- Il rapporto è stato pubblicato dal New York Times il 10 agosto 2026.
- L'incidente riflette preoccupazioni più ampie sull'interferenza politica nelle istituzioni culturali.
Entità
Istituzioni
- National Gallery of Art
- The New York Times
Luoghi
- Washington, D.C.
- United States