Monopolio culturale: il rischio delle piattaforme streaming e la necessità di educare il pubblico
Stefano Monti, in un articolo per Artribune, esplora il pericolo di un monopolio culturale nell'epoca delle piattaforme digitali, paragonando Netflix, Prime, Spotify e Instagram a reti ferroviarie. Egli riporta le parole di Papa Francesco: "Una cultura senza verità diventa strumento dei potenti". Nel 2023, le industrie culturali italiane hanno registrato un notevole fatturato, ma solo pochi prodotti ottengono visibilità. Su Spotify, vengono caricate circa 120.000 canzoni ogni giorno, ma la maggior parte di esse non attira ascoltatori. Monti critica il sistema delle super-star e mette in evidenza la necessità di educare il pubblico a fronteggiare l'enorme flusso di contenuti. Infine, osserva che, nonostante l'accesso a una vasta conoscenza, i video di gattini sono stati i più cercati su YouTube.
Key facts
- Il concetto di monopolio naturale è applicato alle piattaforme streaming, paragonate a reti ferroviarie.
- Nel 2023, le industrie culturali e creative italiane hanno registrato un enorme volume d'affari.
- Ogni giorno vengono pubblicate circa 120.000 canzoni sulle piattaforme streaming, pari a 6.000 ore di musica.
- Su Spotify sono presenti 82 milioni di brani, la maggior parte dei quali non genera ascolti.
- Pochissimi autori ricevono una remunerazione congrua dagli ascolti su Spotify.
- Il mercato culturale è basato sul modello delle super-star, con pochi prodotti dominanti a livello globale.
- L'autore propone di educare il pubblico a gestire l'enorme quantità di contenuti e a sviluppare spirito critico.
- Il contenuto più cercato su YouTube per anni sono stati i gattini, a dimostrazione della libera scelta degli utenti.
Entities
Artists
- Stefano Monti
Institutions
- Artribune
- Netflix
- Prime
- Spotify
- YouTube
- Amazon
- Monti&Taft
Locations
- Italia
- Roma
- Napoli