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Mattia Pajè: l'arte come strumento non interpretabile

artist · 2026-05-05

Mattia Pajè (Melzo, 1991; vive a Bologna) indaga l'utilità dell'arte contemporanea e la sua azione sul fruitore. La serie pittorica Points (2016) illustra il parallelismo tra cromoterapia e riflessologia, spogliando il medium pittorico di rimandi poetici. Pajè concepisce l'opera come informazione o istruzione, non interpretabile ma utilizzabile, capace di agire sul corpo del fruitore anche inconsciamente. Nell'ambito del progetto Mise en Abyme, ha intervistato artisti italiani tra i 25 e i 35 anni sul senso e l'utilità dell'arte, modulando ogni intervista sulla prima risposta. L'obiettivo era attivare un ragionamento e individuare un punto estremo del discorso. Pajè cita Gino De Dominicis e descrive la performance Power a Istanbul, realizzata con Marzocchi, in cui posizioni di mani e piedi venivano proiettate su un palazzo in un quartiere periferico, coinvolgendo involontariamente ragazzi locali.

Key facts

  • Mattia Pajè è nato a Melzo nel 1991 e vive a Bologna.
  • La serie Points (2016) illustra il parallelismo tra cromoterapia e riflessologia.
  • Pajè concepisce l'opera come informazione non interpretabile ma utilizzabile.
  • Il progetto Mise en Abyme consiste in interviste ad artisti italiani tra 25 e 35 anni.
  • Le interviste sono modulate sulla prima risposta dell'artista, senza domande prestabilite.
  • La performance Power a Istanbul è stata realizzata con Marzocchi.
  • Power consisteva nella proiezione di posizioni di mani e piedi su un palazzo in un quartiere periferico.
  • Quattro ragazzi turchi hanno imitato le posizioni proiettate, utilizzando involontariamente lo strumento.

Entities

Artists

  • Mattia Pajè
  • Gino De Dominicis
  • Marzocchi
  • Giulia Ratti
  • Alessandro Moroni
  • Nicole Colombo
  • Luca Loreti

Institutions

  • Artribune
  • Viafarini
  • Progetto 77

Locations

  • Melzo
  • Italia
  • Bologna
  • Istanbul
  • Turchia

Sources