Mattia Pajè: l'arte come strumento non interpretabile
Mattia Pajè (Melzo, 1991; vive a Bologna) indaga l'utilità dell'arte contemporanea e la sua azione sul fruitore. La serie pittorica Points (2016) illustra il parallelismo tra cromoterapia e riflessologia, spogliando il medium pittorico di rimandi poetici. Pajè concepisce l'opera come informazione o istruzione, non interpretabile ma utilizzabile, capace di agire sul corpo del fruitore anche inconsciamente. Nell'ambito del progetto Mise en Abyme, ha intervistato artisti italiani tra i 25 e i 35 anni sul senso e l'utilità dell'arte, modulando ogni intervista sulla prima risposta. L'obiettivo era attivare un ragionamento e individuare un punto estremo del discorso. Pajè cita Gino De Dominicis e descrive la performance Power a Istanbul, realizzata con Marzocchi, in cui posizioni di mani e piedi venivano proiettate su un palazzo in un quartiere periferico, coinvolgendo involontariamente ragazzi locali.
Key facts
- Mattia Pajè è nato a Melzo nel 1991 e vive a Bologna.
- La serie Points (2016) illustra il parallelismo tra cromoterapia e riflessologia.
- Pajè concepisce l'opera come informazione non interpretabile ma utilizzabile.
- Il progetto Mise en Abyme consiste in interviste ad artisti italiani tra 25 e 35 anni.
- Le interviste sono modulate sulla prima risposta dell'artista, senza domande prestabilite.
- La performance Power a Istanbul è stata realizzata con Marzocchi.
- Power consisteva nella proiezione di posizioni di mani e piedi su un palazzo in un quartiere periferico.
- Quattro ragazzi turchi hanno imitato le posizioni proiettate, utilizzando involontariamente lo strumento.
Entities
Artists
- Mattia Pajè
- Gino De Dominicis
- Marzocchi
- Giulia Ratti
- Alessandro Moroni
- Nicole Colombo
- Luca Loreti
Institutions
- Artribune
- Viafarini
- Progetto 77
Locations
- Melzo
- Italia
- Bologna
- Istanbul
- Turchia