Marco Maria Zanin: La fotografia come indagine umanistica
Marco Maria Zanin descrive la sua fotografia come uno strumento di indagine umanistica, capace di dialogare con contesti interdisciplinari più ampi. Le sue prime serie 'Cattedrali rurali' (2012) e 'São Paulo' (2013) rappresentano archetipi opposti: la prima radicata nelle tradizioni rurali del Veneto, la seconda che cattura il dinamismo del paesaggio urbano di San Paolo. Zanin vede questo contrasto come un esercizio deliberato di 'dislocamento', costringendosi a muoversi tra contesti radicalmente diversi. In 'Lacuna e equilibrio' (2015), fotografa detriti di edifici demoliti a San Paolo, disponendoli in nature morte che richiamano la pittura di Giorgio Morandi. L'opera esplora i temi della memoria, della distruzione e della possibilità di costruire futuri alternativi dalle rovine. La sua recente serie 'Os Argonautas' collega il mito di Giasone e degli Argonauti alla migrazione dei contadini veneti alla fine del XIX secolo, utilizzando interviste con i discendenti e oggetti trovati per ricostruire storie frammentate. L'immagine 'Carvalho' (portoghese per 'quercia') presenta un castello costruito con vecchie fotografie di famiglia, simbolo della fragilità della memoria e del concetto di 'demonumento' – partire da zero per invertire l'entropia della storia. La pratica di Zanin si confronta costantemente con radici, spostamento e la tensione tra tradizione e modernità.
Fatti principali
- Marco Maria Zanin è un fotografo il cui lavoro si concentra sull'indagine umanistica.
- La sua serie 'Cattedrali rurali' (2012) esplora le tradizioni rurali del Veneto.
- La serie 'São Paulo' (2013) cattura il dinamismo urbano di San Paolo.
- In 'Lacuna e equilibrio' (2015), Zanin utilizza detriti di edifici demoliti a San Paolo, disposti in nature morte che richiamano Giorgio Morandi.
- La serie 'Os Argonautas' collega il mito degli Argonauti alla migrazione veneta della fine del XIX secolo.
- L'immagine 'Carvalho' presenta un castello costruito con vecchie fotografie di famiglia, simbolo della memoria fragile.
- Il concetto di 'demonumento' di Zanin implica partire da zero per invertire l'entropia della storia.
- L'intervista è stata pubblicata su Artribune Magazine #30.
- L'intervista è stata condotta da Angela Madesani con Silvia Gazzola e Matteo Gnata.
Entità
Artisti
- Marco Maria Zanin
- Vincenzo Castella
- Giorgio Morandi
Istituzioni
- Artribune
- Ambasciata del Brasile a Roma
Luoghi
- Veneto
- Padova
- São Paulo
- Brasile
- Roma