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Un nuovo articolo sostiene che i LLM non possono compiere il 'salto' abduttivo in fisica

ai-technology · 2026-08-17

Un recente preprint disponibile su arXiv (2608.14397) sostiene che i modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) sono incapaci di eseguire il 'salto' abduttivo che ha portato al principio di equivalenza di Einstein, nonostante la loro abilità sia nell'induzione che nella deduzione. Gli autori citano Zahavy [2026] per spiegare questa carenza come derivante dalla mancanza di simulazione incarnata. Al contrario, Zheng-Xin [2026] e Farmer [2026] mettono in discussione la necessità dell'incarnazione per l'abduzione, evidenziando percorsi alternativi verso la relatività generale e forme di abduzione che non dipendono dal radicamento sensorimotorio. Lo studio esamina la risoluzione del problema della radiazione del corpo nero da parte di Max Planck nel 1900, dove il postulato di Planck E = hν emerse da un'implicazione matematica della teoria classica, piuttosto che da una simulazione incarnata. Gli autori sostengono che l'accettazione di questo postulato richiedesse una connessione tra errore epistemico e costo fisico, un accoppiamento che i LLM non possiedono, impedendo loro di compiere il 'salto'.

Fatti principali

  • Il preprint arXiv 2608.14397 sostiene che i LLM non possono compiere il 'salto' abduttivo.
  • Il 'salto' ha prodotto il principio di equivalenza di Einstein.
  • Zahavy [2026] attribuisce la limitazione all'assenza di simulazione incarnata.
  • Zheng-Xin [2026] e Farmer [2026] mettono in discussione la necessità dell'incarnazione per l'abduzione.
  • Max Planck risolse il problema della radiazione del corpo nero nel 1900.
  • Il postulato di Planck E = hν non richiedeva simulazione incarnata.
  • Il postulato fu motivato da una conseguenza matematica della teoria classica.
  • L'articolo formalizza un accoppiamento tra errore epistemico e costo fisico.

Entità

Istituzioni

  • arXiv

Fonti