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Il 'Le Temps dont je suis l'hypothèse' di Jean-Louis Schefer esplora tempo e sé

publication · 2026-04-23

Il nuovo libro di Jean-Louis Schefer 'Le Temps dont je suis l'hypothèse' (P.O.L) prosegue la sua serie autobiografica, dopo 'Origine du crime' (1998), 'La Cause des portraits' (2009) e 'De quel tremblement de terre…' (2010). L'opera fonde fantasticheria personale e indagine filosofica, attingendo a romanzi del XVIII secolo, testi teologici e immagini ricorrenti. Schefer esamina la storia religiosa e monetaria delle indulgenze, contrappone concezioni tripartite e cicliche del tempo (quest'ultima legata alla metempsicosi) ed esplora le sottili connessioni tra anima, corpo, parola, immagine e ombra. Invoca figure come Faust, Peter Schlemihl e coppie mitologiche Pan e Siringa, Eco e Narciso, per illustrare la sua meditazione personale sull'impossibilità di un'opera completa, erosa dal tempo e segnata dalla separazione. Il libro è descritto come un 'teatro sentimentale' in cui il sé è più spesso agito che agente, con l'arte – pittura, musica – al suo centro. Pierre Brullé ha recensito il libro per artpress.

Fatti principali

  • Jean-Louis Schefer ha pubblicato 'Le Temps dont je suis l'hypothèse' con P.O.L.
  • Il libro è il quarto volume della sua serie autobiografica.
  • Volumi precedenti: 'Origine du crime' (1998), 'La Cause des portraits' (2009), 'De quel tremblement de terre…' (2010).
  • L'opera attinge a romanzi del XVIII secolo e testi teologici.
  • Schefer discute la storia delle indulgenze e le concezioni del tempo.
  • Figure menzionate includono Faust, Peter Schlemihl, Pan, Siringa, Eco e Narciso.
  • Il libro esplora i legami tra anima, corpo, parola, immagine e ombra.
  • Pierre Brullé ha scritto la recensione per artpress.

Entità

Artisti

  • Jean-Louis Schefer

Istituzioni

  • P.O.L
  • artpress

Fonti