Anime giapponesi come addestramento all'apocalisse per i bambini italiani
Santa Nastro sostiene che i bambini italiani degli anni '70-'90 siano stati inconsapevolmente preparati al disastro dagli anime giapponesi, che trattavano temi adulti come suicidio, guerra nucleare e apocalisse. A differenza dei cartoni animati occidentali pensati solo per bambini, importazioni giapponesi come Mazinga Z (1972) di Go Nagai hanno esposto i giovani spettatori a narrazioni traumatiche radicate a Hiroshima e Nagasaki. Nastro contrappone questo al film di Takashi Murakami del 2014, Jellyfish Eyes, in cui i bambini usano smartphone per combattere mostri, riflettendo le ansie contemporanee. L'articolo, pubblicato su Artribune Magazine #33, collega la resilienza generazionale a questo addestramento anime.
Fatti principali
- I bambini italiani degli anni '70-'90 guardavano anime giapponesi con temi adulti.
- Anime come Mazinga Z (1972) di Go Nagai trattavano suicidio, morte e distruzione nucleare.
- Gli anime giapponesi erano originariamente destinati agli adulti ma trasmessi per bambini in Italia.
- Il trauma di Hiroshima e Nagasaki (1945) ha influenzato queste narrazioni.
- Il film di Takashi Murakami Jellyfish Eyes (2014) mostra bambini che combattono mostri con smartphone.
- Murakami è nato a Tokyo nel 1962.
- L'articolo è stato pubblicato su Artribune Magazine #33.
- Santa Nastro è vicedirettore di Artribune.
Entità
Artisti
- Go Nagai
- Takashi Murakami
- Santa Nastro
Istituzioni
- Artribune
Luoghi
- Italy
- Japan
- Tokyo
- Hiroshima
- Nagasaki
- Bologna