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Fotografe italiane e autoritratto negli anni Settanta

publication · 2026-05-05

Negli anni Settanta, fotografe e artiste italiane si dedicarono all'autoritratto come pratica femminista per sfidare la cultura visiva dominata dagli uomini. Paola Mattioli, nel suo testo del 1978 per il volume collettivo "Ci vediamo mercoledì. Gli altri giorni ci immaginiamo" (pubblicato da Gabriele Mazzotta), articolò la necessità per le donne di riappropriarsi della propria immagine dallo sguardo maschile. Mattioli creò una sequenza fotografica in cui si nasconde dietro la sua macchina fotografica, riferendosi a Ugo Mulas ma utilizzando una sagoma ritagliata che ruota come un mobile di Calder per esplorare la percezione. La serie "Le streghe" di Libera Mazzoleni (metà anni Settanta) sovrappone il suo ritratto fotografico a incisioni cinquecentesche di cacce alle streghe tratte dal "Compendium Maleficarum" di Francesco Maria Guazzo, collegando la sua identità alle donne perseguitate. Tomaso Binga (nata Bianca Pucciarelli) produsse "Scritture viventi" nel 1976 con la fotografa Verita Monselles, posando nuda nelle forme delle lettere dell'alfabeto per criticare la costruzione della femminilità attraverso il linguaggio. L'articolo di Raffaella Perna evidenzia come queste artiste abbiano usato la fotografia per recuperare storie marginalizzate e affermare l'identità soggettiva, collegando l'esperienza personale alle lotte femministe collettive.

Fatti principali

  • Paola Mattioli scrisse sull'autoritratto nel volume collettivo del 1978 'Ci vediamo mercoledì. Gli altri giorni ci immaginiamo' pubblicato da Gabriele Mazzotta.
  • La sequenza fotografica di Mattioli mostra il suo volto coperto dalla macchina fotografica, riferendosi a 'Verifica n. 2' di Ugo Mulas.
  • Mattioli creò una sagoma ritagliata di sé, la appese al soffitto come un mobile di Calder e la fotografò in movimento.
  • La serie 'Le streghe' di Libera Mazzoleni (metà anni Settanta) utilizza incisioni cinquecentesche di cacce alle streghe dal 'Compendium Maleficarum' di Francesco Maria Guazzo.
  • Mazzoleni inserì il proprio ritratto fotografico nelle incisioni per identificarsi con le donne perseguitate.
  • Tomaso Binga (Bianca Pucciarelli) creò 'Scritture viventi' nel 1976 con la fotografa Verita Monselles.
  • Binga posò nuda nelle forme delle lettere dell'alfabeto per criticare la costruzione della femminilità attraverso il linguaggio.
  • L'articolo è stato scritto da Raffaella Perna, dottore di ricerca in storia dell'arte e professoressa all'Università di Macerata.

Entità

Artisti

  • Paola Mattioli
  • Ugo Mulas
  • Libera Mazzoleni
  • Tomaso Binga
  • Bianca Pucciarelli
  • Verita Monselles
  • Raffaella Perna
  • Susan Butler
  • Francesco Maria Guazzo
  • Silvia Federici
  • Romana Loda

Istituzioni

  • Gabriele Mazzotta
  • National Portrait Gallery, London
  • Museo Castelvecchio di Verona
  • University of Rome La Sapienza
  • University of Macerata
  • Artribune
  • Biblioteca Sormani

Luoghi

  • Italy
  • Milan
  • London
  • Verona
  • New York

Fonti