La cultura italiana ha bisogno di manager, non solo di 'belle anime'
Il settore culturale italiano soffre di una mancanza di competenze manageriali, sostiene Stefano Monti in un articolo di opinione su Artribune. Critica la prevalenza di 'belle anime' che difendono la cultura dalla mercificazione ma non affrontano i problemi strutturali. Monti evidenzia l'eccessivo interventismo del settore pubblico nella gestione e valorizzazione, e la confusione tra ruoli culturali e manageriali. Paragona la situazione ad altri settori dove i CEO non sono necessariamente esperti del core business. L'assenza di una gestione professionale porta a una produzione culturale omologata e a un sistema elitaristico e autoreferenziale. Monti chiede una separazione dei ruoli e un focus su sostenibilità, domanda del pubblico e gestione dei costi, citando la necessità di rendere opera, musei e biblioteche più sostenibili e rilevanti.
Fatti principali
- Il settore culturale italiano manca di capacità manageriale, portando a omologazione.
- Il settore pubblico ha un ruolo interventista nella gestione culturale.
- C'è indifferenza verso ruoli e competenze all'interno del sistema culturale.
- I manager culturali spesso non sono distinti dagli esperti culturali.
- Il modello non profit è un'invenzione recente che separa intellettuali da mercanti.
- Monti sostiene che ascoltare la domanda amplierebbe, non ridurrebbe, l'offerta culturale.
- L'assenza di competenze manageriali rende la cultura autoreferenziale ed elitaria.
- Monti è partner di Monti&Taft, attivo nella consulenza e gestione di imprese culturali.
Entità
Artisti
- Stefano Monti
Istituzioni
- Artribune
- Monti&Taft
- Ferrovie dello Stato
- ITA
Luoghi
- Italy