Crisi culturale italiana radicata nel fallimento dei dati sul pubblico
Il settore culturale in Italia affronta una crisi non di domanda ma di comprensione del suo pubblico, sostiene Stefano Monti in un articolo per Artribune. Mentre eventi come le mostre di Christo e Jan Fabre del 2016 hanno attirato grandi folle, le istituzioni mancano di dati di qualità per analizzare chi consuma cultura e perché. Il settore non è riuscito ad andare oltre le etichette generiche di pubblico e i metodi di indagine obsoleti che prendono di mira solo i consumatori esistenti. Monti chiede strumenti migliori per comprendere i non consumatori, notando che la rivoluzione digitale e i social media hanno rotto le tradizionali correlazioni tra istruzione, reddito e partecipazione culturale. L'articolo, pubblicato in Grandi Mostre #3, evidenzia la necessità di strategie basate sui dati per colmare il divario tra coloro che si impegnano con la cultura e coloro che non lo fanno.
Fatti principali
- Stefano Monti è socio di Monti&Taft.
- L'articolo è stato pubblicato su Artribune nel 2017.
- Christo e Jan Fabre hanno avuto mostre di successo nel 2016.
- L'Italia manca di dati di qualità sul consumo culturale.
- La crisi è nella comprensione dei non consumatori, non della domanda.
- La rivoluzione digitale ha cambiato i modelli di partecipazione culturale.
- Criteri tradizionali come istruzione e reddito sono obsoleti.
- L'articolo è apparso in Grandi Mostre #3.
Entità
Artisti
- Christo
- Jan Fabre
- Stefano Monti
Istituzioni
- Artribune
- Monti&Taft
- Grandi Mostre
Luoghi
- Italy
- Voghera