Il Padiglione Israeliano alla Biennale di Venezia Rimane Chiuso Fino al Rilascio degli Ostaggi
Il Padiglione Israeliano alla 60ª Biennale di Venezia rimane chiuso fino al raggiungimento di un accordo per il cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi, una decisione presa dalle curatrici Mira Lapidot e Tamar Margalit e dall'artista Ruth Patir. Il padiglione è fisicamente presente ai Giardini dell'Arsenale con il progetto (M)otherland completamente installato, ma le porte sono chiuse. Patir, che si oppone in linea di principio al boicottaggio culturale, ha dichiarato di non poter presentare un'opera sulla vulnerabilità mentre la vita viene mancata di rispetto. La chiusura segue le precedenti richieste dell'Art Not Genocide Alliance (ANGA) di escludere Israele, respinte dal Ministro della Cultura italiano Gennaro Sangiuliano e dalle procedure della Biennale. Patir ha espresso la speranza che il padiglione possa aprire prima del 24 novembre.
Fatti principali
- Il Padiglione Israeliano alla 60ª Biennale di Venezia è chiuso fino al cessate il fuoco e al rilascio degli ostaggi.
- La decisione è stata presa dalle curatrici Mira Lapidot e Tamar Margalit e dall'artista Ruth Patir.
- Il progetto (M)otherland è completamente installato all'interno ma non accessibile.
- Ruth Patir si oppone al boicottaggio culturale ma si sente incapace di presentare l'opera ora.
- L'Art Not Genocide Alliance (ANGA) aveva precedentemente chiesto l'esclusione di Israele.
- Il Ministro della Cultura italiano Gennaro Sangiuliano ha respinto la richiesta di boicottaggio.
- Le procedure della Biennale impediscono l'esclusione di paesi riconosciuti.
- Patir spera di aprire prima del 24 novembre.
Entità
Artisti
- Ruth Patir
Istituzioni
- Israel Pavilion
- Venice Biennale
- Art Not Genocide Alliance (ANGA)
- Artribune
- New York Times
- Ansa
Luoghi
- Venice
- Italy
- Giardini dell'Arsenale
- Gaza