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Irene Sofia Comi sulla trasformazione della critica d'arte

opinion-review · 2026-04-26

La curatrice e critica Irene Sofia Comi sostiene che la critica d'arte non è morta ma si sta evolvendo, necessitando di abbandonare la nostalgia e adattarsi a nuovi formati come i social media e l'editoria indipendente. Critica la diminuzione dell'impatto della critica in un sistema guidato dal mercato, notando che già dagli anni '60 figure come Celant e Lonzi avevano messo in guardia dall'eccessiva ingerenza economica. Comi vede parallelismi tra lo screditamento della curatela e quello della critica, e sostiene una fusione dei ruoli tra critico e curatore, citando esempi storici come Achille Bonito Oliva e Celant, che hanno ricoperto entrambi i ruoli. Invita la critica a diventare meno autoreferenziale e più accessibile, pur mantenendo il rigore. L'intervista fa parte di una serie su Artribune, curata da Caterina Angelucci.

Fatti principali

  • Irene Sofia Comi è una curatrice, ricercatrice e critica d'arte.
  • Comi ritiene che la critica d'arte non sia morta ma in trasformazione.
  • Cita Celant e Lonzi come critici che hanno lamentato il dominio del mercato fin dagli anni '60.
  • Comi nota che le figure curatoriali sono emerse tra gli anni '90 e i primi anni 2000.
  • Sostiene che i critici spesso liquidano la curatela come 'assalto' (citando David Balzer).
  • Comi suggerisce che la critica può trovare espressione sui social media e nell'editoria indipendente.
  • Indica Achille Bonito Oliva, Celant e Vergine come esempi di critici-curatori.
  • L'intervista fa parte di una serie su Artribune, curata da Caterina Angelucci.

Entità

Artisti

  • Irene Sofia Comi
  • Germano Celant
  • Carla Lonzi
  • Achille Bonito Oliva
  • Lea Vergine
  • David Balzer
  • Adriana Cavarero
  • Caterina Angelucci

Istituzioni

  • Artribune

Luoghi

  • Italy

Fonti