Irene Sofia Comi sulla trasformazione della critica d'arte
La curatrice e critica Irene Sofia Comi sostiene che la critica d'arte non è morta ma si sta evolvendo, necessitando di abbandonare la nostalgia e adattarsi a nuovi formati come i social media e l'editoria indipendente. Critica la diminuzione dell'impatto della critica in un sistema guidato dal mercato, notando che già dagli anni '60 figure come Celant e Lonzi avevano messo in guardia dall'eccessiva ingerenza economica. Comi vede parallelismi tra lo screditamento della curatela e quello della critica, e sostiene una fusione dei ruoli tra critico e curatore, citando esempi storici come Achille Bonito Oliva e Celant, che hanno ricoperto entrambi i ruoli. Invita la critica a diventare meno autoreferenziale e più accessibile, pur mantenendo il rigore. L'intervista fa parte di una serie su Artribune, curata da Caterina Angelucci.
Fatti principali
- Irene Sofia Comi è una curatrice, ricercatrice e critica d'arte.
- Comi ritiene che la critica d'arte non sia morta ma in trasformazione.
- Cita Celant e Lonzi come critici che hanno lamentato il dominio del mercato fin dagli anni '60.
- Comi nota che le figure curatoriali sono emerse tra gli anni '90 e i primi anni 2000.
- Sostiene che i critici spesso liquidano la curatela come 'assalto' (citando David Balzer).
- Comi suggerisce che la critica può trovare espressione sui social media e nell'editoria indipendente.
- Indica Achille Bonito Oliva, Celant e Vergine come esempi di critici-curatori.
- L'intervista fa parte di una serie su Artribune, curata da Caterina Angelucci.
Entità
Artisti
- Irene Sofia Comi
- Germano Celant
- Carla Lonzi
- Achille Bonito Oliva
- Lea Vergine
- David Balzer
- Adriana Cavarero
- Caterina Angelucci
Istituzioni
- Artribune
Luoghi
- Italy