La sola presenza umana altera il comportamento della fauna selvatica, secondo uno studio sul lockdown COVID
Uno studio pubblicato il 21 maggio su Science indica che il comportamento degli animali selvatici è notevolmente influenzato dall'attività umana. I ricercatori hanno analizzato i dati GPS di oltre 4.500 animali, comprendenti 22 specie di uccelli e 15 specie di mammiferi, insieme ai dati di localizzazione dei cellulari negli Stati Uniti. Si sono concentrati sui modelli di movimento da gennaio ad agosto del 2019 e del 2020. Durante i lockdown COVID, due terzi delle specie hanno modificato il loro areale o la nicchia ecologica. Ad esempio, i corvi comuni hanno aumentato il loro areale di dieci miglia quadrate a settimana, mentre i coyote lo hanno ridotto di quattro miglia quadrate. Gli effetti sono stati più pronunciati in ambienti naturali. Questa ricerca, parte della Covid-19 Bio-Logging Initiative, sottolinea la necessità per i conservazionisti di tenere conto dei cambiamenti dell'habitat e delle azioni umane. Tra i coautori figurano Ruth Oliver, Scott Yanco e Walter Jetz.
Fatti principali
- Studio pubblicato il 21 maggio su Science
- Analizzati dati GPS di oltre 4.500 animali (22 specie di uccelli, 15 specie di mammiferi)
- Confrontati i modelli di movimento da gennaio ad agosto del 2019 e del 2020
- Utilizzati dati anonimi di localizzazione dei cellulari negli Stati Uniti
- Circa due terzi delle specie hanno modificato l'areale o la nicchia ecologica durante i lockdown
- I corvi comuni hanno ampliato l'areale di 10 miglia quadrate a settimana per animale in presenza umana
- I coyote hanno ridotto l'areale di circa 4 miglia quadrate in presenza umana
- Impatti maggiori in ambienti naturali come i parchi nazionali
Entità
Istituzioni
- University of California, Santa Barbara
- Smithsonian’s National Zoo and Conservation Biology Institute
- Yale University
- Michigan State University
- New York Times
- Covid-19 Bio-Logging Initiative
Luoghi
- United States
- Longmont
- Colorado