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Il 'Vaso d'oro' di Henry James come impresa tecnologica

publication · 2026-04-24

Nel novembre 1903, Henry James descrisse il suo romanzo 'Il vaso d'oro' come 'una sonda conficcata fino alla base del soggetto, un vero e proprio exploit tecnologico'. Questa affermazione, verificata oltre un secolo dopo, colloca James come anticipatore della modernità. Il romanzo, pubblicato nel 1904, segue un quartetto di ricchi americani ed europei coinvolti in adulterio e inganno. James analizza il crollo di una tribù civilizzata—grandi borghesi incapaci di mantenere la giusta distanza, che si crogiolano nel possesso e nella meticolosa annientamento del tempo. L'opera è un imponente romanzo di 660 pagine, magistrale nella composizione ma tortuoso nel linguaggio. James inventa un'astrazione singolare, associando il classicismo inglese del Settecento alle rivoluzioni moderne di Joyce e Broch. Ritrae personaggi come Fanny Assingham, che indossa giallo e rosso per apparire come la Regina di Saba piuttosto che una rigattiera. L'articolo sostiene che l'exploit tecnologico di James risieda nel luccichio del falso per toccare il vero, del trucco per raggiungere l'epidermide. L'analisi di Jean-Philippe Rossignol appare su artpress.

Fatti principali

  • Henry James definì 'Il vaso d'oro' un 'exploit tecnologico' nel novembre 1903.
  • Il romanzo fu pubblicato nel 1904.
  • È lungo 660 pagine.
  • La storia coinvolge Adam Verver, un ricco collezionista americano, sua figlia Maggie, il principe Amerigo e Charlotte Stant.
  • James nacque a New York nel 1843 e morì a Londra nel 1916.
  • L'articolo paragona James a Joyce e Broch.
  • Fanny Assingham è un personaggio descritto mentre indossa giallo e rosso.
  • L'analisi è di Jean-Philippe Rossignol su artpress.

Entità

Artisti

  • Henry James
  • Jean-Philippe Rossignol
  • James Joyce
  • Hermann Broch

Istituzioni

  • artpress
  • Seuil

Luoghi

  • New York
  • London
  • Boston
  • Paris
  • Venice
  • Rome
  • Italy
  • Jerusalem

Fonti