Governance e Management nelle Istituzioni Culturali Italiane
L'articolo discute i modelli di governance per le imprese culturali italiane, concentrandosi sul ruolo del manager. Sostiene che il termine 'manager' derivi dal latino 'manus' (mano, azione, impresa) e debba essere inteso in senso ampio come qualcuno capace di gestire tutte le risorse – economiche, finanziarie, culturali, umane, patrimoniali, relazionali e reputazionali – non solo quelle finanziarie. Il modello preferito rimane quello del direttore unico, ma è in discussione un modello bicefalo con direttori culturali e finanziari separati. L'autore sottolinea la necessità di una formazione adeguata e di una riflessione sui modelli di governance, specialmente in vista delle prossime riforme per gli enti del terzo settore. L'articolo nota che molti statuti ora richiedono competenze manageriali e che le università offrono corsi pertinenti, ma c'è ancora resistenza alla commistione tra economia e cultura. Per le micro-realtà, combinare diverse entità attraverso contratti di rete può raggiungere l'efficienza. Il pezzo invita a una riflessione coerente sui modelli di governance e a una formazione adeguata per i direttori attuali e futuri.
Fatti principali
- Il modello di governance preferito nelle istituzioni culturali italiane è un direttore unico con competenze manageriali.
- Il termine 'manager' deriva dal latino 'manus' che significa mano, azione, impresa.
- Un modello bicefalo con direttori culturali e finanziari separati è in discussione come alternativa.
- Gli statuti richiedono sempre più competenze manageriali ai candidati.
- Università e corsi di formazione offrono programmi in management culturale.
- C'è resistenza all'ibridazione tra economia e cultura.
- Per le micro-realtà, combinare entità tramite contratti di rete può migliorare l'efficienza.
- L'articolo invita a una riflessione sui modelli di governance e a una formazione adeguata per i direttori.
Entità
Istituzioni
- Artribune
Luoghi
- Italy
- Prato
- Milano