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L'«À qui de droit» di Federman esamina forma e trauma

publication · 2026-04-23

Il romanzo di Raymond Federman «À qui de droit» (Éditions Al Dante) affronta l'impossibilità di narrare il trauma dopo essere sopravvissuto al rastrellamento del Vel' d'Hiv del 1942. Il libro segue Sarah e suo Cugino (il doppio fittizio di Federman, uno scultore) come sopravvissuti all'Olocausto che vivono in terre di false promesse e falsa rappresentazione. Federman impiega frammentazione, dialogismo, digressioni e giochi tipografici per evitare la narrazione diretta, sostenendo che «raccontare una storia significa screditarla». Critica la sostituzione dei siti storici con musei d'arte moderna, definendo il museo una «mostruosità» che cancella la memoria. Il testo è strutturato in dieci capitoli datati da domenica 20 novembre a martedì 21 marzo, spostandosi verso un diario di scrittura. Federman cita Diderot e William Blake («Il fuoco si diletta nella sua forma») ma fatica a trovare il tono giusto, confessando infine il fallimento. Il romanzo si conclude con la parola «ÉPUISÉ» (esausto), scelta dalla figlia per la sua lapide.

Fatti principali

  • Raymond Federman sopravvisse al rastrellamento del Vel' d'Hiv del 16 luglio 1942 nascondendosi in un armadio.
  • Sua madre fece cenno di tacere prima di essere deportata e uccisa.
  • Il romanzo presenta Sarah e suo Cugino, uno scultore, come sopravvissuti all'Olocausto.
  • Federman critica la sostituzione dell'edificio di zia Basha con un museo d'arte moderna.
  • Il libro è strutturato in dieci capitoli datati da domenica 20 novembre a martedì 21 marzo.
  • Federman cita «Jacques le Fataliste» di Diderot e «Il fuoco si diletta nella sua forma» di William Blake.
  • L'ultima parola del romanzo è «ÉPUISÉ» (esausto), scelta dalla figlia.
  • Il libro è stato pubblicato da Éditions Al Dante.

Entità

Artisti

  • Raymond Federman
  • Laurent Goumarre

Istituzioni

  • Éditions Al Dante

Luoghi

  • France
  • United States

Fonti