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Il costo ambientale della moda: l'industria può cambiare rotta?

other · 2026-05-04

Valutato 1.300 miliardi di dollari e con 300 milioni di dipendenti, il settore della moda è il secondo più inquinante al mondo, dopo l'industria petrolifera. Negli ultimi quarant'anni, le vendite annuali sono aumentate del 400%, per un totale di 8 miliardi di capi. La produzione di una singola maglietta di cotone rilascia tra 1,5 e 3,6 kg di CO2, contribuendo a più emissioni di carbonio di tutti i trasporti aerei e marittimi messi insieme. Se le tendenze di consumo persistono, la produzione di abbigliamento potrebbe raggiungere 175 milioni di tonnellate entro il 2050. Marchi come Nike e Dior dovrebbero allinearsi all'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile. Il Nuovo Impegno Globale per l'Economia della Plastica, sostenuto da aziende come H&M e Burberry, mira a eliminare gradualmente le plastiche non biodegradabili. La moda veloce offre tipicamente fino a dodici collezioni all'anno, con molti capi che finiscono inutilizzati.

Fatti principali

  • La moda è la seconda industria più inquinante dopo il petrolio.
  • Ogni anno vengono venduti 8 miliardi di nuovi capi di abbigliamento, con un aumento del 400% in 40 anni.
  • L'industria della moda vale 1.300 miliardi di dollari e impiega 300 milioni di persone.
  • Una singola maglietta di cotone emette da 1,5 a 3,6 kg di CO2.
  • Il settore tessile-abbigliamento produce più CO2 del traffico aereo e marittimo combinato.
  • La produzione di abbigliamento potrebbe raggiungere 175 milioni di tonnellate entro il 2050.
  • Il Nuovo Impegno Globale per l'Economia della Plastica include H&M, Burberry, L'Oréal, Selfridges, Target, Stella McCartney e Inditex.
  • Quasi la metà di tutti i capi di abbigliamento viene scartata entro un anno dall'acquisto.

Entità

Istituzioni

  • Nike
  • Dior
  • H&M
  • Burberry
  • L'Oréal
  • Selfridges
  • Target
  • Stella McCartney
  • Inditex
  • Zara
  • Bershka
  • Pull&Bear
  • Massimo Dutti
  • Artribune
  • United Nations

Fonti