Il costo ambientale della moda: l'industria può cambiare rotta?
Valutato 1.300 miliardi di dollari e con 300 milioni di dipendenti, il settore della moda è il secondo più inquinante al mondo, dopo l'industria petrolifera. Negli ultimi quarant'anni, le vendite annuali sono aumentate del 400%, per un totale di 8 miliardi di capi. La produzione di una singola maglietta di cotone rilascia tra 1,5 e 3,6 kg di CO2, contribuendo a più emissioni di carbonio di tutti i trasporti aerei e marittimi messi insieme. Se le tendenze di consumo persistono, la produzione di abbigliamento potrebbe raggiungere 175 milioni di tonnellate entro il 2050. Marchi come Nike e Dior dovrebbero allinearsi all'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile. Il Nuovo Impegno Globale per l'Economia della Plastica, sostenuto da aziende come H&M e Burberry, mira a eliminare gradualmente le plastiche non biodegradabili. La moda veloce offre tipicamente fino a dodici collezioni all'anno, con molti capi che finiscono inutilizzati.
Fatti principali
- La moda è la seconda industria più inquinante dopo il petrolio.
- Ogni anno vengono venduti 8 miliardi di nuovi capi di abbigliamento, con un aumento del 400% in 40 anni.
- L'industria della moda vale 1.300 miliardi di dollari e impiega 300 milioni di persone.
- Una singola maglietta di cotone emette da 1,5 a 3,6 kg di CO2.
- Il settore tessile-abbigliamento produce più CO2 del traffico aereo e marittimo combinato.
- La produzione di abbigliamento potrebbe raggiungere 175 milioni di tonnellate entro il 2050.
- Il Nuovo Impegno Globale per l'Economia della Plastica include H&M, Burberry, L'Oréal, Selfridges, Target, Stella McCartney e Inditex.
- Quasi la metà di tutti i capi di abbigliamento viene scartata entro un anno dall'acquisto.
Entità
Istituzioni
- Nike
- Dior
- H&M
- Burberry
- L'Oréal
- Selfridges
- Target
- Stella McCartney
- Inditex
- Zara
- Bershka
- Pull&Bear
- Massimo Dutti
- Artribune
- United Nations